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LUGANO
27.01.22 - 18:360
Aggiornamento : 28.01.22 - 08:14

Frontaliere, ma «vive in Marocco»

Nuovi dettagli sul caso del presunto prestanome della 'ndrangheta con un piede in Ticino

Il permesso G grazie a un ricorso al Tram. Gobbi: «Strumenti inadeguati alla lotta alla criminalità organizzata». Sul prestito Covid "no comment" di Ubs

LUGANO - In Ticino aveva un permesso G, un'azienda con quattro dipendenti, ma neanche un ufficio. Del resto, non ci veniva spesso: negli ultimi anni, stando alle dichiarazioni rese a tio.ch/20minuti da un suo socio in affari, «ha abitato più che altro in Marocco».

Nuovi dettagli sul caso del 59enne italiano "amico" dei clan, a cui la Procura di Milano ha sequestrato otto società lunedì scorso. L'uomo secondo gli inquirenti italiani è un prestanome della 'ndrangheta. Ma le pendenze giudiziarie non gli hanno impedito di mettere "un piede" in Ticino nel 2013, e beneficiare persino di un credito Covid l'anno scorso. La direzione ticinese di Ubs - che ha erogato il finanziamento, di 30mila franchi - contattata ha preferito non commentare.

Commenta invece il consigliere di Stato Norman Gobbi, e non ci va leggero: «Ritenuta la presunzione d'innocenza, questo caso dimostra come nell'ambito della lotta alla criminalità organizzata la legislazione attuale sugli Accordi di libera circolazione e la giurisprudenza dei tribunali possano risultare inadeguati. E questo nonostante gli sforzi di un miglior controllo che come autorità amministrativa possiamo mettere in campo».

Il 59enne si è visto infatti negare il permesso B, precisa Gobbi, «dopo attenta valutazione dell'Ufficio della migrazione». A distanza di mesi anche la richiesta del G viene negata, sempre per ragioni di ordine pubblico. Ma l'interessato ricorre e, nonostante la conferma della decisione da parte del Consiglio di Stato, il Tram gli dà ragione.

La storia non finisce qui. Perché una volta ottenuto l'agognato permesso, il "re delle slot" - come è stato soprannominato dalla stampa italiana - non si ferma certo al Ticino. Negli ultimi anni avrebbe vissuto «soprattutto in Marocco» secondo un suo socio residente nel Luganese (a quanto risulta non inquisito). Nel paese arabo il 59enne si sarebbe «trasferito per motivi di lavoro, per avviare un'azienda in ambito sanitario». Mantenendo però il permesso di frontaliere. E beneficiando durante la pandemia - tramite la società ticinese - degli aiuti federali.

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