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27.01.22 - 15:400
Aggiornamento : 16:56

Una gratifica «ridimensionata» che è poi finita nella cassa nera

Al Tribunale militare parlano l’ex comandante Antonini e l’ex capo dello stato maggiore delle guardie di confine

LOCARNO - «Se c’erano delle spese di rappresentanza o per necessità di servizio, queste venivano rimborsate coi soldi della cassa nera» ha spiegato l’ex comandante del Corpo delle guardie di confine (CGCF), Mauro Antonini, che assieme all’ex capo dello stato maggiore da oggi è a processo al Tribunale militare a Locarno per reiterata gestione infedele, reiterata falsità in documenti e appropriazione indebita.

Di che spese si trattava? In tutti i casi di spese di rappresentanza legate all’attività di comandante. Tra cui si contavano anche dei regali ufficiali, quali una bottiglia di Champagne Louis Roederer e una penna stilografica Mont Blanc. Una voce riguardava una spesa personale: poco più di 1’500 franchi utilizzati per l’acconto delle imposte dell’ex capo dello stato maggiore.

La creazione del fondo - Sulla costituzione della cassa, le versioni divergono. L’obiettivo - come emerge in aula - era di disporre di una «piccola somma» da gestire internamente. «La richiesta era giunta da Antonini, ma gli avevo spiegato che non era possibile» ha spiegato l’ex capo dello stato maggiore. Alla fine avrebbe comunque assecondato la proposta, «si trattava di un mio superiore». La cassa è dunque stata creata con soldi destinati ai bonus per il personale. «Mi è stata attribuita una gratifica di 7’000 franchi, con l’accordo che 5’000 li avrei usati per la cassa».

All’inizio dell’inchiesta, Antonini aveva dichiarato che quei 7’000 franchi provenivano da premi in un primo momento attribuiti ai collaboratori, ma poi non distribuiti. Ma la sua versione - fornita anche oggi in aula - è quindi cambiata. In sostanza: all’ex capo dello stato maggiore - e soltanto a lui - era stata riconosciuta una gratifica. Inizialmente quantificata in 7’000 franchi. «Ma al rientro dalle vacanze di Natale, l’ho ridimensionata» ha spiegato Antonini. Avrebbe pertanto deciso che l’ufficiale ne poteva tenere 2’000. Ne restavano 5’000. Sarebbe allora nata l’idea di creare un fondo per le spese di rappresentanza.

Ma l’ex comandante non era sicuro che l’ex capo dello stato maggiore avrebbe accettato il ridimensionamento dell’importo, «perché i soldi versati prima della fine dell’anno avrebbero influito sulle sue imposte» ha sottolineato Antonini. Si spiegherebbe quindi così il contributo dalla cassa nera per il versamento al fisco.

I buoni per i collaboratori e gli aperitivi - Anche dei premi in natura erano finiti, al termine del 2012, nel fondo. Si trattava di un budget che stava giungendo a scadenza. L’obiettivo era di “salvare” i soldi attraverso la creazione di una lista fittizia di personale meritevole e l’acquisto di buoni Coop. «Per me si trattava di un ordine da parte del mio superiore» ha sottolineato, anche in questo caso, l’ex capo dello stato maggiore. Ma Antonini ha detto, in aula, che non ne sapeva nulla.

Nel corso del 2013 parte dei buoni è stato distribuito a collaboratori che avevano fornito delle prestazioni meritevoli. Altri sono stati utilizzati per il pagamento di spese di rappresentanza, quali aperitivi o bevande per una conferenza stampa. «Il comandante veniva informato su ogni movimento» ha detto l’ex capo dello stato maggiore.

La donazione - Una parte dei soldi della cassa nera proveniva infine dal Circolo culturale del CGCF: si trattava di 1'538 franchi, denaro rimasto in cassa allo scioglimento del circolo. L’importo era stato destinato all’Associazione sportiva del CGCF, ma «il comandante aveva detto che ne avevano già abbastanza, chiedendomi di metterli nella cassa» ha spiegato ancora l’ex capo dello stato maggiore. E anche in questo caso, Antonini ha aggiunto di non saperne nulla.

Il dibattimento riprenderà domani, venerdì 28 gennaio, alle 9, con gli interventi dell'accusa e della difesa.

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