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LUGANO
25.01.22 - 06:000

Al telefono con i truffatori: «So riconoscere mia figlia»

Una 90enne luganese vittima dei "falsi poliziotti". Racconta come ha morso la foglia

LUGANO - Ha pensato fosse una sua amica, che «usa sempre il numero nascosto». La signora Maria*, 90 anni di Lugano, di solito non risponde agli sconosciuti: e d'ora in avanti se ne guarderà bene. «Non si sa mai chi c'è dall'altra parte» dice.

L'ultima volta, dall'altra parte c'era un uomo che diceva di essere un poliziotto. In sottofondo, lacrime di una donna. «Spesso al telefono mi confondo, non capisco bene» racconta Maria, che da quell'esperienza si sente ancor meno sicura. «Sapeva il mio nome e cognome e inizialmente gli ho creduto». 

Le truffe telefoniche sono diventate più sottili che mai. Ieri la Polizia cantonale (quella vera) ha diramato un comunicato di allerta: nelle ultime settimane in Ticino sono state segnalate una serie di telefonate truffaldine da parte di falsi poliziotti. Le vittime sono come sempre gli anziani, ma il modus operandi è più elaborato che in passato. 

«Mi hanno detto che mia figlia aveva causato un brutto incidente stradale, e che se non pagavo sarebbe finita in galera. Mi è quasi venuto un colpo». La truffa - spiega la Polizia - prevede che una terza persona, in genere un tassista o un corriere (inconsapevole), passi a ritirare la cauzione e la consegni ai malviventi all'estero. Due uomini e una donna sono stati fermati in Germania, ad esempio, con 40mila franchi ottenuti da un'anziana del Mendrisiotto.

La 90enne luganese è stata più accorta. «Mi hanno passato una donna che piangeva a dirotto» racconta. «Ma so riconoscere il pianto di mia figlia». L'anziana ha immediatamente chiamato la vera figlia, per controllare che stesse bene, e si è recata al Commissariato a sporgere denuncia per tentata truffa. «Non ho perso soldi, ma qualche ora di sonno sì - confessa - Quando ci ripenso mi viene ancora il mal di cuore». 

* nome noto alla redazione

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