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LUGANO
20.01.22 - 06:000
Aggiornamento : 11:41

Il ragazzino che ha chiesto a Babbo Natale (e a Gesù) di trovare un lavoro per il papà

Il commovente messaggio di un bimbo luganese pubblicato sui social da don Emanuele Di Marco, direttore dell'oratorio.

«L'ho divulgato dopo avere chiesto il permesso alla famiglia – sottolinea il sacerdote –. Ci spiega come i nostri bimbi percepiscono le angosce di questo periodo storico. La solidarietà è stata enorme».

LUGANO -  "Caro Babbo Natale, anche quest'anno ti chiedo un lavoro per il mio papà. Te l'ho già chiesto lo scorso anno ma forse sei diventato un po' vecchio e sordo. Ti devo però dire che ogni sera lo chiedo anche a Gesù dopo la preghiera. Lui è più giovane di te e magari non si dimentica le cose". Commovente. Ma anche reale. È la letterina scritta prima di Natale da un bimbo del Luganese. E pubblicata di recente sui social da don Emanuele Di Marco, direttore dell'oratorio di Lugano. 

Don Emanuele, come mai questa lettera è finita tra le sue mani?
«Perché, grazie al lavoro con l'associazione "Un cuore a tre ruote" abbiamo quotidianamente a che fare con persone o famiglie in difficoltà. La mamma del bimbo un giorno mi ha confidato come la disoccupazione in famiglia a volte fosse difficile anche per i figli. E mi ha mostrato quel biglietto pre natalizio per farmi un esempio». 

E perché è finito sui social?
«Sono stato io a chiedere il permesso alla famiglia. È un testo che ci dice tantissime cose. Ci spiega come i nostri bimbi percepiscono le angosce di questo periodo storico».

La risposta è stata sorprendente. 
«Io a volte mi meraviglio dei ticinesi. Siamo un popolo fantastico. Si sono fatti avanti in tanti per chiedere informazioni sulla famiglia. Per mettersi a disposizione». 

Il progetto "Un cuore a tre ruote", nato all'oratorio di Lugano, è cresciuto e ora conta cinque api motorizzate sparse per il Ticino. Sente che la precarietà è cresciuta negli ultimi anni?
«Abbiamo due api nell'area di Lugano, una a Balerna, una a Gravesano e una a Lodrino. E sì, certo che ci rendiamo conto di come precarietà e povertà siano aumentate. Anche se sono difficilmente misurabili». 

Raccogliete beni di prima necessità e li portate a chi ne ha bisogno. 
«La domanda è in crescita. E le persone tendono a confidarci le loro preoccupazioni per il futuro. Sempre di più».   

La pandemia è un'aggravante?
«Vivere più isolati non ci fa bene. La pandemia ha accelerato diverse dinamiche. Per fortuna nella Svizzera italiana ci sono tante associazioni e tante persone che hanno voglia di fare qualcosa per gli altri». 

Come?
«Anche in modo ingegnoso. C'è chi magari mette i soldi della pizza a favore di qualcuno in difficoltà. Chi offre una notte o due nel proprio Bed and Breakfast. Ognuno si propone di aiutare come può. Personalmente mi commuovo quando vedo certi messaggi». 

Foto di EDM
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