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09.12.21 - 13:580
Aggiornamento : 16:29

Abusi alla RSI: «Nessun mobbing, né bossing, né molestie sessuali»

Si sono concluse le indagini sulle trentanove segnalazioni giunte al Sindacato svizzero dei mass-media.

Diciotto i casi trattati, cinque i casi di violazione della personalità confermati «ma si tratta solo di casi di conflitti sul lavoro», ha dichiarato il direttore Mario Timbal.

LUGANO - Mobbing, bossing e molestie sessuali. Tutto questo, secondo trentanove segnalazioni fatte poco più di un anno fa al Sindacato svizzero dei mass-media (SSM), avveniva regolarmente alla RSI.

Il momento della verità - Alla fine di una lunga inchiesta esterna condotta da un team di avvocati, oggi l'azienda di Comano ha fatto chiarezza, presentando il rapporto di chiusura delle indagini condotte. Presenti in conferenza stampa il direttore della RSI Mario Timbal, l'avvocato Nora Jardini Croci Torti, incaricata della gestione delle segnalazioni (fase A) e l'avvocato Raffaella Martinelli Peter, coordinatrice del pool che ha condotto le inchieste (fase B).

Un punto di arrivo, un punto di partenza - «Era il 7 novembre quando le testimonianze dei dipendenti hanno iniziato ad essere raccolte dalla SSM. È passato più di anno», ha esordito Mario Timbal. «Questo è un punto di arrivo per le inchieste, ma non per la trasformazione della cultura aziendale», ha sottolineato.

Solo 18 le segnalazioni passate alla seconda fase - Jardini Croci Torti ha spiegato di aver ascoltato i collaboratori RSI attuali, oltre che gli ex dipendenti. A quel punto le segnalazioni giunte, complessivamente 39, sono state valutate. Si tratta di testimonianze provenienti da 23 donne e 16 uomini. Tra loro, 22 persone sono ancora oggi dipendenti della RSI, mentre altre lo sono state. Una persona non ha mai lavorato in RSI ma voleva segnalare un fatto. L'avvocatessa incontrava i testimoni e venivano stilati i loro racconti. Poi la persona decideva, insieme all’avvocatessa, se fare un'inchiesta formale. «Ho constatato in molti casi della sofferenza per quanto è successo in ambito lavorativo. Chi non lavorava più per l'azienda si sentiva più libero di parlare», ha raccontato Croci Torti. Le segnalazioni che sono sfociate alla fase B sono 18, di cui la maggior parte provenivano da persone ancora attualmente impiegate dalla RSI. Le persone sentite, tra segnalanti, segnalati e testimoni, sono 129. 

Cinque i casi di violazione della personalità confermati - L'avvocato Martinelli Peter si è invece occupata della fase di inchiesta. «Abbiamo trattato 18 inchieste interne. In cinque casi abbiamo riscontrato una situazione di violazione della personalità: da violazione lieve a violazione di media gravità». Si tratta di tre casi di donne e due casi di uomini: due di azioni ostili, un licenziamento ritenuto incorretto per le modalità, un caso di gestione lacunosa di una situazione di conflitto e un trasferimento di una persona da un settore all'altro ritenuto lesivo per la conciliabilità famiglia-lavoro. Si tratta di episodi avvenuti tra il 2000 e il 2020. 

Più e meno gravi - Si è trattato di tre casi di gravità media e due di leggera. Le parti accusatorie e accusate hanno avuto la possibilità di esprimersi e di consultare gli atti, ha spiegato Martinelli Peter. «Stabilire quando vi è una violazione della personalità non è una scienza esatta. Il Tribunale federale valuta questo secondo delle condizioni molto precise, ma noi siamo andati oltre». Per quanto riguarda la gravità della violazione «ci siamo basati non solo sulla colpa della persona che ha commesso la violazione, ma anche il tipo di violazione e l'impatto soggettivo sulla persona che l'ha subito».

Niente molestie sessuali - Tra le segnalazioni vi è una netta maggioranza di mobbing, ha spiegato Martinelli Peter e «non sono stati trattati casi di violenze sessuali. Non sono arrivati nel nostro ufficio (nella fase B dell'indagine ndr.)».

«Solo conflitti sul lavoro» - «La volontà di andare in profondità c'è stata», ha sottolineato Mario Timbal. «Non c'è stato nessun mobbing, né bossing, né molestie sessuali. Si è trattato solo di casi di conflitti sul lavoro». «Le sanzioni saranno eque, congrue con quelle decise dalla consorella RTS, in Svizzera Romanda. Vi saranno sanzioni che non sono licenziamenti. Sapremo scusarci con le vittime dove abbiamo sbagliato e sapremo ascoltare nuove segnalazioni. I casi sono stati isolati tra loro, non collegati, tranne in un settore nel quale c'era un clima di lavoro difficile e conflittuale, che non è quello che vogliamo. Nel contesto dei casi analizzati non sono state riscontrate rilevanze sistemiche né indizi di problematiche riguardanti l'azienda nel suo insieme». Timbal specifica che per una questione di privacy non verrà specificato di che settore si tratta. «Il disagio e la sofferenza vanno presi a carico subito», sottolinea infine Timbal, assicurando che «ci sarà tolleranza zero. Non c'è spazio qui per questo tipo di comportamenti». 

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