La pazza idea: «Così sto cercando di dare una mano ai più "piccoli"»
K.R.
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LOCARNO
21.10.21 - 08:180
Aggiornamento : 13:08

La pazza idea: «Così sto cercando di dare una mano ai più "piccoli"»

Economia e Covid: ecco come e perché Katia Roncoroni, 50enne di Losone, si è reinventata influencer marketing.

Intanto però gli artigiani continuano a manifestare diffidenza verso il mondo dei social. Rupen Nacaroglu, presidente dei commercianti di Lugano: «Problema generazionale. Essere reperibili su Google è il minimo».

LOCARNO - La potremmo definire un’iniziativa sociale. In aiuto di quei piccoli commercianti che durante la pandemia si sono ritrovati in grosse difficoltà. Si chiama Ti4You ed è il progetto portato avanti da Katia Roncoroni, 50enne di Losone di professione pubblicitaria ma reinventatasi influencer marketing. «Vado dai piccoli imprenditori che hanno pochi mezzi e cerco di dare loro visibilità sui social network. Con foto divertenti e meme simpatici».

Metterci la faccia – Katia, madre di due ragazze, si è inventata un lavoro nel lavoro. E soprattutto si è dovuta mettere in gioco con la propria faccia. «Mi sono dovuta creare un po’ un personaggio. Anche se forse non faceva per me. Spesso nelle foto o nei video compaio io. In negozi di abbigliamento, presso un parrucchiere o un artigiano. Tento di promuovere un’attività o un prodotto specifico. Magari anche lanciando un concorso con buoni acquisto messi in palio dagli stessi commercianti. E a quel punto sono io a consegnare personalmente i premi a casa delle persone. La situazione del Covid ha messo tutti un po’ in difficoltà. Me compresa».

Sorriso e tempo – Ogni giorno sorridi e vivi il commercio ticinese in maniera simpatica e personalizzata. È questo lo slogan di Ti4You. Dietro c’è una sola persona. Katia, appunto. «I piccoli imprenditori spesso non hanno dimestichezza coi social. Oppure non hanno neanche tempo. Alcuni credono che basti avere un sito internet. Purtroppo non è solo così che funziona. Instagram e Facebook rappresentano una risorsa enorme. Il mio obiettivo è di creare una specie di famiglia online che sia poi connessa col mondo reale».

Occhio a non impazzire – Una missione che, tuttavia, richiede uno sforzo mentale enorme da parte della 50enne locarnese. «Stare incollata ai social tutto il giorno non è facile. A un certo punto stavo impazzendo. E così mi sono ingegnata e ho trovato programmi che mi permettessero di pianificare i miei post». 

Il problema economico – Ma qual è stata la risposta da parte dei piccoli imprenditori? «Sono attiva in Ticino e nel Moesano. In generale ho trovato entusiasmo. Gratis lo farebbero tutti. A pagamento un po' meno. E pensare che tengo le tariffe basse apposta per sostenere chi è in difficoltà. Questo comunque è lo specchio di una situazione economica fragile nella Svizzera italiana. E probabilmente non c’è ancora la cultura che spinge un artigiano a investire seriamente nei social».   

La voce "critica" di chi ci crede – Tra chi si batte per fare passare una cultura digitale tra i piccoli negozianti c’è Rupen Nacaroglu, presidente della Società dei commercianti di Lugano. «Abbiamo un problema generazionale. Ci sono pochi giovani che si lanciano nella gestione di commerci. Chi invece è in là con gli anni nutre una certa diffidenza verso i social. Spesso sostiene di non avere tempo di occuparsene. Ma vendere non è solamente essere nel negozio. È anche riuscire a fare entrare le persone dalla porta».

Il minimo vitale – Nacaroglu, che segue diversi progetti, è categorico: «Oggi abbiamo tutti un telefonino in mano. Non c’è un modo più immediato di raggiungere la gente. Ritengo che qualsiasi commerciante dovrebbe perlomeno investire del tempo per poi avere un buon posizionamento su Google e sui vari motori di ricerca. Essere trovati facilmente sul web fa la differenza. Purtroppo il messaggio fatica a passare».   

K.R.
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