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LUGANO/ZURIGO
13.07.21 - 08:010
Aggiornamento : 10:43

Il Papa a caccia di 11 milioni sul Ceresio

Riciclaggio, una girandola di conti tra Lugano e Zurigo. Il Tribunale federale ha confermato un importante dissequestro

Tre ex dirigenti della banca vaticana condannati per riciclaggio, e la Santa Sede punta gli occhi sui caveau dell'Ubs. Paolo Bernasconi: «Strada ancora lunga, ma Francesco fa sul serio»

LUGANO/ZURIGO - Anche i "banchieri di Dio" sono uomini fatti di carne. E la carne è debole. Gli imputati di questa storia hanno uno 81 anni, l'altro 97, un altro ancora è morto prima della sentenza, e sconteranno le pene - se caso - nell'aldilà. Ma gli strascichi della loro vicenda legale sembrano destinati a rimanere a lungo tra noi, assieme ai soldi: 11 milioni di euro bloccati a Lugano e Zurigo.

Il Tribunale Vaticano ha condannato il 21 gennaio scorso l'ex presidente dello Istituto opere religiose (Ior) Angelo Caloia a 8 anni e 11 mesi di carcere per riciclaggio, appropriazione indebita aggravata e peculato, con obbligo di risarcimento. Anche l'ex avvocato della banca vaticana Gabriele Liuzzo ha ricevuto la stessa condanna. L'ex direttore generale Leilo Scaletti è stato stralciato dal processo, perché deceduto nel 2015 (a 89 anni).   

È la prima volta che la giustizia della Santa Sede emette delle condanne di reclusione - ancorché non applicate, per limiti di età - per reati finanziari. I tre imputati avrebbero venduto una trentina di immobili del Vaticano a prezzi stracciati, tra il 2002 e il 2007, facendo la "cresta" sulla differenza. Una parte dei proventi illeciti è stata riciclata in Svizzera con la collaborazione del figlio di Liuzzo, Lamberto (condannato a 5 anni e mezzo di carcere). 

E qui entra in gioco il Ticino. Perché i soldi - 11 milioni appunto - sarebbero transitati dal Ceresio, e precisamente da una filiale di Ubs nel Luganese. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha bloccato la somma su segnalazione dello Ior. «Abbiamo ricostruito i movimenti bancari in una girandola di conti tra Lugano e Zurigo, sempre presso la stessa banca», spiega a tio.ch/20minuti l'avvocato Paolo Bernasconi, che rappresenta lo Ior come parte lesa nei processi svizzeri. 

La procura a Bernasconi è firmata da Papa Francesco di proprio pugno. «Il Vaticano ha compiuto una svolta importante sul fronte della trasparenza e della legalità, e fa sul serio. L'impegno in questo processo ne è la dimostrazione». Ma la strada è ancora lunga: settimana scorsa un nuovo capitolo, con il Tribunale federale che ha rifiutato una richiesta di annullare il dissequestro dei conti, disposto a seguito della sentenza romana dal Ministero pubblico federale. 

Secondo i giudici di Mon Repos, il procedimento estero prevale su quello elvetico, e taglia la proverbiale testa al toro. A Zurigo però lo Ior ha intentato contro i suoi ex dirigenti una causa civile, che prolungherà il blocco del denaro ancora per un po'. Secondo Bernasconi, ci vorrà «ancora molto tempo» prima che il maltolto milionario possa tornare finalmente "nel grembo della Chiesa".

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