«Dopo lo sgambetto alla Francia, festa in trottinette ma neanche una bottiglia d'acqua»
Stefano Tonini
CANTONE
29.06.21 - 18:030
Aggiornamento : 30.06.21 - 06:33

«Dopo lo sgambetto alla Francia, festa in trottinette ma neanche una bottiglia d'acqua»

Il chiassese Stefano Tonini e i suoi amici sempre al seguito della Nazionale. Non scorderanno mai la notte di Bucarest.

Euro 2020 da sballo per la Svizzera. La comitiva ticinese è stata ospite di Piazza Ticino e ha raccontato emozioni e aneddoti di un momento storico per il calcio rossocrociato. Guarda la video intervista.

BUCAREST - Dal Ticino al seguito della nazionale rossocrociata. È una vera vocazione quella di Stefano Tonini, classe 1991, e dei suoi amici. Il parlamentare di Chiasso, di professione assicuratore, è un po' come il prezzemolo. Durante Euro 2020, in occasione della partita con l'Italia, ha pure stretto la mano al Papa, a Roma. A Bucarest la "banda Tonini" ha vissuto la notte più bella. Quella in cui la piccola Svizzera ha eliminato la grande Francia, campione del mondo. «Ancora adesso non ci crediamo – sussurra lo stesso Tonini –. Ora si torna in Svizzera per lavorare qualche giorno (e ride, ndr) e poi si vola a San Pietroburgo, per cercare di fare lo sgambetto alla Spagna». 

Una pagina di storia – Tonini, ospite coi suoi compagni di avventura su Piazza Ticino, la piazza virtuale di Tio/20Minuti, si sta godendo alla grande questo Europeo itinerante. Quello che simbolicamente potrebbe rappresentare una graduale uscita dalla pandemia. «La gente è un po' stufa del Covid. E si vede. È bellissimo vedere anche tutta la popolazione svizzera che festeggia per le vie delle nostre città. C'era bisogno di un momento così. È stata scritta una pagina di storia. E forse non è finita». 

Ognuno ha il proprio compito – Nicola Pasteris (1970), architetto di Bellinzona, Nicolò Parente (1985), collaboratore scientifico di Lumino, Boris Bignasca (1986), imprenditore di Lugano. Ogni membro della spedizione ha il suo ruolo. Bignasca ad esempio cerca gli hotel. Tonini i biglietti. Parente si occupa di trovare i voli. «E di tutta la burocrazia legata alla situazione Covid – aggiunge –. Ci sono numerosi formulari da riempire».  

Quando il match è terminato... – I pensieri legati alla notte di Bucarest sono ancora confusi. «La partita – dice Parente – è finita talmente a un'ora tarda che non siamo riusciti nemmeno a comprare una bottiglia d'acqua da bere. Era tutto chiuso. Alla fine ci sono stati diversi tifosi francesi parecchio sportivi che si sono felicitati con noi, chiedendoci adesso di battere la Spagna». «Abbiamo comunque festeggiato girando per la città a bordo di alcuni trottinette – ironizza Tonini –. Un po' di casino l'abbiamo fatto».  

Il cenno di Seferovic – Tonini, che allo stadio era quello più vicino al campo, rivela un'altra chicca. «Si era sul 2-3 ancora, mancavano pochi minuti al novantesimo. Ho urlato "Forza Haris, non mollare" a Seferovic. E lui mi ha risposto con un cenno convinto. Tanta roba». «Ci è rimasta la pelle d'oca – racconta Parente –. Ci siamo già promessi che un giorno ci ritroveremo tutti insieme per rivedere la partita in televisione. Dobbiamo ancora elaborare le emozioni». 

Un tifo razzorfato – Curioso il fatto che molti tifosi rumeni, sulla carta neutrali, tifassero Svizzera. «Forse perché era la sfavorita – ipotizza Tonini –. Almeno metà dello stadio ci spingeva». «C'erano anche diversi ticinesi – precisa Parente –. Ad esempio il fans club "Amici della Nazionale" di Lumino che ha seguito la Svizzera un po' in tutto il mondo. Sono stati fantastici». 

Capelli e tatuaggi – La comitiva si toglie poi uno sfizio. «Non ci interessa come uno ha i capelli o se ha il tatuaggio – afferma Tonini –. L'importante è quello che dà in campo. Granit Xhaka contro la Francia ha fatto il capitano vero. Era ovunque. Vorrei anche dire che allo stadio non c'è neanche differenza tra ticinesi, romandi, svizzero tedeschi... Siamo tutti svizzeri. Uniti per la squadra».

Quel rigore da brivido – Tonini ha filmato anche il rigore decisivo di Mbappé. Con la mega parata di Sommer. «Non so come ho fatto a tenere il telefonino ben saldo in quell'istante. Impossibile descrivere quel momento». Adesso si guarda avanti. «Contro l'Italia c'è stato un problema mentale – sostiene Parente –. Potevamo fare meglio. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Forse la partita di Roma, "ranzata" completamente, è servita come lezione».  

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Nicolò Parente e compagnia.
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