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04.06.21 - 17:310
Aggiornamento : 20:12

Fuga dal Ticino per sfuggire all'assistenza

Cosi isolati? Ilario Lodi di Pro Juventute: «I servizi sociali sono sempre più attivati per situazioni di normalità»

L'esperto del mondo giovanile: «Non possiamo lasciar partire ragazzi in gamba semplicemente perché il mercato del lavoro non consente loro di rimanere qui»

BELLINZONA - La vicenda di Andrea, con i suoi 27 anni, un attestato federale di capacità in logistica, alle spalle un’infinità di concorsi senza esito e davanti lo spettro dell’assistenza, è rivelatrice di un Ticino sempre più miope e in crisi.

A confermarlo è il direttore di un’istituzione come Pro Juventute che da sempre si batte affinché i giovani abbiano un futuro. Cosa che il mercato del lavoro pubblico e privato garantisce sempre meno. «C’è una contraddizione che dobbiamo raccogliere» dice Ilario Lodi -. Formiamo dei ragazzi a delle professioni che oggi non hanno quasi più orizzonte di sviluppo soddisfacente. Da qui l’oggettiva fatica che questi giovani fanno a trovare lavoro nell’ambito in cui si sono formati. A venir meno è anche il diritto che essi hanno di potersi sperimentare all'interno di un loro, personale, orizzonte di possibilità». 

Questo è però solo un lato della medaglia, quello più assolutorio perché la digitalizzazione sta rivoluzionando le professioni, l’altro invece chiama in causa direttamente i datori di lavoro: «I ragazzi si formano - continua il direttore di Pro Juventute -, ma poi la complessità del mondo del lavoro fa sì che per quel tipo di mansioni vengano scelti altri profili professionali non formati in quell’ambito, o addirittura non formati del tutto». È ciò che accade non tanto nelle aziende più avanzate, ma in quella terra di mezzo dove magari la gestione di un magazzino non viene affidata al giovane che ha conseguito l’attestato federale di impiegato di logistica, ma per ragioni di costi magari a un lavoratore interinale. «Questo accade perché è il mercato che lo impone con le proprie scelte».

Certe professioni hanno sicuramente un orizzonte fosco, «ma il problema principale - continua Ilario Lodi - è che oggi abbiamo la necessità di capire un mondo del lavoro non più facilmente decifrabile. La digitalizzazione sta mettendo tutto in discussione e fatichiamo a comprendere in che direzione stiamo andando. A pagarne purtroppo il prezzo maggiore sono i ragazzi». Giovani che sempre più spesso restano nei cantoni dove hanno concluso gli studi universitari oppure fuggono dal Ticino dopo aver ricevuto troppe porte in faccia.

La storia di Andrea non è un caso singolo. «Non lo è - conferma Lodi -. Una volta i servizi sociali erano attivati per casi di emergenza, oggi invece sono sempre più sollecitati per situazioni di normalità. Non possiamo lasciar partire ragazzi in gamba semplicemente perché il mercato non consente loro di rimanere qui».

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