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CANTONE
24.05.21 - 18:110
Aggiornamento : 21:01

«In funivia con i miei figli, senza problemi»

Reto Canale, tra i maggiori esperti svizzeri, fa un punto sullo stato delle cabinovie in Ticino. Con un occhio a Stresa

L'ex responsabile della sicurezza delle funivie della Confederazione spiega perché «incidenti come quello del Mottarone sono rarissimi». E non esclude l'errore umano

LUGANO - È successo a pochi chilometri del confine: l'eco dello schianto della funivia del Mottarone si è sentita forte e chiaro in Ticino. Anche troppo, per gli operatori del settore.

Gli impianti di risalita contattati da tio.ch/20 minuti preferiscono non commentare. Il timore che - all'inizio della stagione estiva - l'incidente possa incidere sull'afflusso turistico è concreto: anche se «sarebbe scorretto avere dei dubbi sulla sicurezza di questi impianti» sottolinea l'esperto Reto Canale. «Le funivie, come gli aerei, sono mezzi di trasporto molto più sicuri delle auto per esempio, gli incidenti sono così rari da attirare ogni volta attenzione internazionale».

Il progettista della funivia panoramica sullo Stanserhorn è stato Direttore della sicurezza delle cabinovie cantonali fino al 2012. Gli impianti con autorizzazione cantonale o federale attivi in Ticino «presentano standard di sicurezza molto alti» garantisce, e questo «a prescindere dalla loro età, che è comunque in linea con la media svizzera». Canale non avrebbe «alcun problema a salire con i miei figli su una qualsiasi delle cabinovie ticinesi».

L'età delle funivie non deve trarre in inganno. Degli oltre 2500 impianti in funzione in Svizzera, sottolinea Canale, «diversi sono stati realizzati oltre un secolo fa e funzionano benissimo». Questo «senza nulla togliere agli impianti italiani che, come avviene in tutta Europa, vengono controllati regolarmente e sono in buone condizioni». 

Il fattore determinante «è piuttosto la regolarità dei controlli sull'esercizio, sullo stato e sulla manutenzione, che devono essere condotti anche da personale esterno agli impianti» spiega Canale. «Per fare ancora un paragone automobilistico, è possibile schiantarsi contro un muro con un'auto d'epoca come con una appena uscita dalla fabbrica. A fare la differenza sono lo stile di guida e la manutenzione, che devono essere proporzionati alle caratteristiche del veicolo». 

Una questione, quella delle verifiche, che andrà chiarita anche nel caso di Stresa. A distanza - ancorché ravvicinata - Canale non azzarda ipotesi: «Per trarre delle conclusioni bisognerà aspettare l'esito dell'inchiesta, e soprattutto le analisi sul punto di rottura della fune. Solo dall'analisi precisa e dai dettagli di questi e altri elementi si può determinare la ragione del guasto: rottura da fatica, problemi metallurgici, corrosione, effetti dinamici dovuti alla rottura della fune, eccetera. Anche l'errore umano può contribuire a un incidente».

Ma una fune rotta non è - automaticamente - una tragedia. «Di solito sono diversi problemi che si verificano allo stesso tempo che portano a un incidente. A Stresa, è stata probabilmente la rottura della fune da un lato e effetti dinamici e il freno della fune portante non funzionante dall'altro che ha portato la caduta della cabina». Una simile concomitanza «rarissima» si è verificata in Svizzera l'ultima volta nel 1972 a Bettmeralp (VS). Tredici morti. «In seguito sono state adottate misure aggiuntive appropriate» conclude Canale. Chissà che qualcosa non cambi anche dopo il Mottarone. 

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