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Alberto Petruzzella assieme al sindaco Borradori e al direttore del Decs Bertoli durante l'inaugurazione con Guy Parmelin.
CANTONE
01.04.21 - 20:060
Aggiornamento : 22:20

«È stato un pasticcio e non siamo contenti»

Le irregolarità emerse nel cantiere di Viganello non fanno piacere al committente Usi-Supsi

Il presidente del consorzio Alberto Petruzzella: «Vicenda spiacevole, ma siamo intervenuti a tempo debito. Ora stupisce il tempismo del sindacato»

LUGANO - Un pasticcio, forse anche un pasticciaccio. Comunque una vicenda che «non fa certo piacere» quella del cantiere Usi-Supsi di Viganello a chi il cantiere l'ha commissionato, inaugurato dieci giorni fa e ritrovato - questa mattina - sui giornali con accuse di gravi irregolarità. 

Il nuovo campus universitario di Lugano, battezzato il 22 marzo nientemeno che dal presidente della Confederazione, è finito sotto i riflettori per una serie di denunce sindacali, su cui è stata richiamata l'attenzione del Consiglio di Stato. Dumping, operai non pagati, subappalti di subappalti: le accuse lanciate da Unia non lasciano indifferente Alberto Petruzzella, presidente del consorzio appaltatore, raggiunto al telefono da tio.ch/20minuti. «Per quanto ci concerne tuttavia - assicura - abbiamo agito correttamente, intervenendo in modo tempestivo non appena abbiamo saputo». 

Quando avete capito che c'era un problema?  

«In realtà le irregolarità di cui parla il sindacato erano emerse fin da subito, si parla di quattro anni fa. Furono segnalate alla Commissione paritetica sull'edilizia nel 2017. Stupisce la tempistica con cui questa vicenda è salita alla ribalta oggi, poco dopo l'inaugurazione». 

Unia lamenta il fatto che il dossier sia fermo da due anni all'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche, che sta indagando sul caso. 

«È una procedura che come committente non ci riguarda direttamente, abbiamo fornito all'autorità competente tutta la documentazione che ci è stata richiesta. Non ci esprimiamo sull'inchiesta in corso»

Ma il consorzio Usi-Supsi come ha reagito alle accuse?

«Abbiamo immediatamente chiesto l'intervento della ditta appaltatrice». 

La Garzoni Sa. 

«Esatto. Abbiamo chiesto loro, per favore, di occuparsene e sistemare le cose. Va precisato che nel contratto di appalto non v'è nessuna irregolarità: era prevista la possibilità di un subappalto, come è uso e prassi in questi grandi cantieri». 

Però sul cantiere è stato riscontrato un sub-subappalto: e questo è vietato dalla legge. 

«Il committente non è presente sul cantiere, non controlliamo noi gli operai. Non sapevamo nulla di tutto ciò, e naturalmente ci dispiace per gli operai che non sono stati pagati. È stato evidentemente un pasticcio di cui non siamo affatto contenti. Ricordo comunque che le irregolarità riguardano solo un'attività ridotta, su un cantiere da oltre 126 milioni di franchi». 

L'impressione che esce da questa vicenda, però, è che nell'appalto si sia andati al risparmio, e che questo abbia avuto un effetto a cascata. 

«È un'impressione sbagliata. Nel concorso abbiamo valutato tutta una serie di fattori, il prezzo era solo una delle componenti in gioco, come previsto dalla legge. La ditta Garzoni è la più grande impresa edile del Ticino, un'azienda conosciuta per la sua serietà e solidità». 

È anche quella che ha offerto il prezzo più basso, relativamente alla posa del ferro. 

«Questa è solo una delle componenti dell'appalto, ripeto. Non è stato il prezzo, e certo non il prezzo del ferro, il fattore determinante». 

La ditta Garzoni in passato è stata coinvolta in polemiche per un appalto pubblico a Lugano. Questo non è stato considerato in sede di concorso?

«Tutte le aziende che hanno partecipato al concorso erano assolutamente degne di essere scelte. È la ditta più importante del cantone, e non c'era alcun motivo di escluderla dal concorso, sotto il profilo giuridico». 

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