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CANTONE
24.03.21 - 06:000
Aggiornamento : 09:57

«Pediatri, testate i bambini!»

È l'invito delle autorità sanitarie cantonali rivolto ai medici: le varianti risultano più facilmente trasmissibili

La raccomandazione prevede un test in caso di sintomi «anche banali». Oppure durante la quarantena, al quinto giorno dall'ultimo contatto con una persona positiva

BELLINZONA - La pandemia non molla la presa. Ma le scuole restano ancora aperte, anche in Ticino. Eppure da alcuni giorni si constata un aumento delle quarantene di classe, in particolare per allievi di elementari e scuola dell'infanzia.

Una situazione, questa, dovuta alla recente comparsa delle varianti di coronavirus, che si trasmettono più facilmente anche tra i bambini. Dalle autorità sanitarie cantonali giunge quindi l'invito «di testare tempestivamente ogni bambino di meno di undici anni che frequenta la scuola dell'infanzia o la scuola elementare (ma anche l'asilo nido)», anche in presenza di sintomi banali. Un invito questo che il medico cantonale rivolge in un recente scritto a tutti i pediatri attivi in Ticino.

Con le varianti, la situazione è cambiata - Con la diffusione dei virus mutati, il quadro epidemiologico è infatti nettamente cambiato. Al momento le varianti - come ribadito in più occasioni anche dalle autorità sanitarie federali - riguardano l'80% di tutti i casi positivi in Svizzera. E la loro comparsa nelle scuole, scrive il medico cantonale, «ha evidenziato una maggiore trasmissibilità», in particolare negli istituti dove la mascherina non è obbligatoria (si parla, appunto, di elementari e scuola dell'infanzia).

In caso di quarantena di classe (che ora nei due livelli scolastici in questione scatta in presenza di un solo caso positivo), ai genitori viene raccomandato di far testare i figli a partire dal quinto giorno dall'ultimo contatto con il soggetto positivo. «La prassi attuale non prevederebbe di testare i bambini al primo sintomo, ma la loro identificazione rapida è importante per impedire nuovi contagi». La trasmissione del virus avviene perlopiù in ambiente familiare, ma poi «si estende nella classe con facilità decisamente maggiore rispetto al virus “normale”».

Obiettivo: interrompere le catene di trasmissione - Da qui l'invito ai medici - appunto - di testare i bambini di meno di undici anni in presenza di sintomi «anche banali», come pure quelli che sono posti in quarantena per la presenza di un caso positivo in classe. In questo caso il test va effettuato a partire dal quinto giorno dall'ultimo contatto e solitamente è organizzato dalle autorità sanitarie cantonali. Questo per evitare ulteriori contagi e ritenuto «come anche i bambini più piccoli possono essere all'origine di numerosi casi secondari». Inoltre, il test su bambini (consigliati quelli salivari) - si evince ancora dallo scritto - permette «frequentemente» d'identificare casi secondari, «non raramente asintomatici», che sono poi all'origine di nuove catene di trasmissione.

Le raccomandazioni in questione valgono per il Ticino, ma a breve saranno adottate anche dall'Ufficio federale della sanità pubblica.

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