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19.03.21 - 18:290

«Le conseguenze saranno devastanti»

Massimo Suter condanna senza mezzi termini le decisioni di Berna: «Si continua a giocare con i numeri»

Quindi l'invito alla responsabilità: «Non si uccide un comparto da 260’000 lavoratori senza alcuna base scientifica, addicendo come unico criterio la valutazione del rischio»

LUGANO - «È ora di finirla di complicare l’attività degli imprenditori e diffondere inutile allarmismo tra i cittadini». Massimo Suter, presidente di GastroTicino e vicepresidente di GastroSuisse appare decisamente contrariato dalle decisioni di posticipare gli allentamenti previsti per la prossima settimana a dopo Pasqua. «È gravissimo che le istituzioni preposte alla tutela della salute abbiano ripetutamente ammesso candidamente che non esistono basi scientifiche a supporto di questo ennesimo rifiuto di riaprire la ristorazione, basato sulla valutazione del rischio. In questo modo le autorità sanitarie perdono credibilità».

L'invito di Suter è quello di spingere sui vaccini: «Invece di inventarsi strumenti sempre nuovi per mortificare le speranze di ripresa di una vita normale degli Svizzeri e dei ristoratori, dovrebbero concentrarsi sul modo migliore per accelerare la campagna vaccinale così da portare il Paese fuori dal dramma dei lockdown».

Il presidente di GastroTicino aggiunge che un allentamento delle misure sanitarie, dato il calo dei pazienti nelle cure intensive, è «quantomai auspicabile». «Il sistema sanitario è ben lungi dall’essere sovraccaricato - sottolinea - e i gruppi a rischio sono stati in gran parte vaccinati».

Quindi rincara la dose: «Siamo esasperati e qui si continua a giocare con i numeri senza capire che le conseguenze sociali ed economiche sono e saranno devastanti. È un momento drammatico, serve responsabilità a tutti i livelli: non si uccide un comparto da 260’000 lavoratori senza alcuna base scientifica, addicendo come unico criterio la valutazione del rischio».

Suter conclude con uno sguardo alle vacanze imminenti: «Ci rallegra che molti svizzerotedeschi visiteranno il Ticino durante la Pasqua e in effetti si va verso il tutto esaurito, al contrario della prima ondata di COVID durante la quale avevamo invitato i Confederati a restare a casa. Ma ora la situazione è diversa, visto e considerato che le sole attività chiuse sono la ristorazione. Gli alberghi potranno offrire servizi di ristorazione ai propri clienti senza che il virus li trasformi in hotspot, mentre alla ristorazione classica - e con lei ai Ticinesi - non resta che stare alla finestra e guardare, malgrado una migliore conoscenza del virus e delle misure di protezione da adottare. Mi chiedo, infine, quale logica vi sia a fronte dei circa 70mila frontalieri che quotidianamente entrano in Ticino senza alcun controllo, visto che la situazione in Lombardia è drammatica e Berna non ritiene necessario un test in entrata».

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