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CANTONE
12.03.21 - 19:300
Aggiornamento : 21:40

«La terza ondata è dietro l'angolo»

Contagi in aumento del 30 per cento in Ticino. Raffaele De Rosa invita alla prudenza

Da Berna misure «contraddittorie» per il Direttore del DSS. Sugli allentamenti «andrebbero riviste le priorità». Intanto gli indicatori epidemiologici preoccupano, ma «la campagna vaccinale è pronta a un cambio di passo» forniture permettendo

BELLINZONA - Allentamenti in vista, ma con tempistiche incerte. Il Consiglio federale ha lanciato una patata bollente ai Cantoni, chiamati a esprimere i loro pareri entro l'inizio di settimana prossima sulle nuove misure messe in consultazione.

Per il Consiglio di Stato ticinese si prospetta, insomma, un altro weekend di lavoro extra e discussioni. Il direttore del DSS Raffaele De Rosa non nasconde una certa perplessità, davanti al piano di allentamenti proposto da Berna. «Ho trovato il messaggio un po' ambiguo e contraddittorio» commenta a tio.ch/20minuti. «Da un lato si è preso atto che la situazione sanitaria è fragile e incerta, peggiore di quanto auspicato. Dall'altro si sono messe sul tavolo più aperture di quelle prospettate due settimane fa». 

Avrebbe auspicato una maggiore prudenza?

«Sono gli indicatori epidemiologici a imporlo. Nell'ultima settimana in Ticino, ad esempio, i contagi sono aumentati del 30 per cento. Sappiamo che le nuove varianti sono molto più contagiose, e hanno ormai una prevalenza del 70 per cento sul totale dei casi registrati. Anche il tasso di positività e l'incidenza si sono deteriorati». 

Berset ha parlato apertamente di terza ondata. 

«Gli indizi non mancano e devono far riflettere. Ricordo come in autunno siamo passati rapidamente da zero contagi a un picco di 388 ospedalizzazioni nel giro di poche settimane. Il rischio della terza ondata va affrontato e gestito, ed è importante che le misure rimangano ben proporzionate alla situazione epidemiologica». 

Questa è la posizione che sosterrà con i colleghi di governo?

«In seno al Consiglio di Stato abbiamo avuto sempre un confronto sincero e siamo sempre riusciti a pervenire a una sintesi. C'è grande sensibilità e attenzione per tutti gli aspetti in gioco, non ultimi quelli economici e sociali. La voglia di tornare alla normalità ci accomuna tutti, ma non bisogna fare il passo più lungo della gamba. Il rischio, altrimenti, è di un'apertura a yo-yo come in Italia, dove la Pasqua sarà di nuovo blindata». 

In Ticino non c'è lo stesso rischio?  

«Al momento è difficile fare previsioni. Va detto che però, nell'ambito degli allentamenti, andrebbero stabilite delle priorità. È stata prospettata la riapertura delle manifestazioni, con un limite di 150 persone all'aperto e 50 al chiuso. In un'ottica di priorità avrei visto meglio semmai un'apertura dei ristoranti, con piani di protezione rinforzati, magari anche solo a pranzo. Sarebbe un grosso aiuto all'economia».

La campagna vaccinale procede, intanto. Ma sembra non metterci completamente al riparo.

«Le vaccinazioni sono uno dei pilastri della nostra strategia, non l'unico. Gli altri sono limitare i contatti, testare di più. Inoltre la campagna vaccinale come abbiamo visto è condizionata dall'andamento delle forniture, che non dipendono da noi».

Oggi il farmacista cantonale Zanini ha prospettato la copertura totale della popolazione, in Ticino, per l'inizio dell'estate. 

«Siamo fiduciosi. Anche se finché le dosi non sono stoccate in Ticino, la garanzia al 100 per cento non c'è. Ma abbiamo ricevuto rassicurazioni confortanti dalla Confederazione, e contiamo di passare alla "fase 4" con la vaccinazione dei malati cronici ad alto rischio nelle prossime settimane. Con i centri cantonali aperti entro fine mese (quattro: oltre a Giubiasco, già operativo, anche Locarno, Lugano e Mendrisio ndr.) siamo pronti a un cambio di passo e potremo accelerare ulteriormente. Questo a patto che i rifornimenti da Berna ce lo permettano».

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