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CONFINE
05.03.21 - 06:000
Aggiornamento : 10:38

Il caso Viggiù: in 6 giorni vaccinato un paese intero

Altissima la risposta dei cittadini: «Circa l'80% si è presentato. Qualcuno però ha detto no»

Non è mancato qualche effetto collaterale. Più marcato con AstraZeneca rispetto a Moderna. Ma, sottolinea il Vicesindaco Carmelo Chiofalo: «Quella del vaccino è l'unica via per uscire da questo tunnel»

VARESE - Un paese "blindato" a causa di un'impennata di contagi. Una serie di tamponi positivi a più varianti del virus. Quindi la decisione: vaccinare tutta la popolazione. Un unicum, in Italia, che ora fungerà certamente da cartina al tornasole per valutare l'efficacia della campagna vaccinale, ma anche le risposte nella popolazione. È accaduto tutto in una manciata di giorni a Viggiù, piccola realtà di circa 5 mila anime nella provincia di Varese, proprio sulla fascia di confine.

Dal "caso singolo" alla zona rossa - Qui, quotidianamente, un quinto della popolazione varca il confine per lavoro. Sempre qui, il 17 febbraio scorso, è stato rilevato un caso di positività al covid all'interno di un istituto scolastico. «A seguito di analisi approfondite si è riscontrato che si trattava di variante inglese», ci spiega al telefono il Vicesindaco Carmelo Chiofalo. «Questo - prosegue - ha portato a uno screening degli scolari e del personale scolastico dal quale è emersa su 200 tamponi una percentuale di positività rilevante. Da qui l'Azienda Territoriale Sanitaria (ATS) ha deciso di attivare un protocollo di emergenza».

E così, il giorno stesso, è scattata la zona rossa. «Oltre a ciò - aggiunge Chiofalo - è stato attivato uno screening sulla popolazione con dei tamponi. In pochi giorni sono stati eseguiti circa 4mila test a seguito dei quali sono stati rilevati 90 casi di positività di cui 13 alla variante scozzese, 3 alla variante inglese e 5 a una variante ancora non classificata».

La variante scozzese - Stante la presenza di molte varianti (tra l'altro Viggiù è il primo paese in Italia ad aver riscontrato una così alta concentrazione di positivi alla variante scozzese) si è deciso di dare il via al piano vaccinale. Partito sabato scorso si è concluso giovedì 4 marzo. «Abbiamo iniziato con la popolazione over 80, domenica e lunedì son stati vaccinati i cittadini over 65 e da martedì tutta la popolazione dai 18 ai 65 anni», prosegue il Vicesindaco. 

Circa l'80% i vaccinati - La risposta è stata importante: «Tra il 75 e l'80% delle persone convocate si è presentato. L'obiettivo era di superare il 70% per poter contare poi sull'immunità di gregge. Con il secondo richiamo noi potremo diventare "covid free"».

Organizzazione fulminea - La messa in pratica di questo piano d'azione è stata fulminea. «Abbiamo organizzato tutto in 48 ore - sottolinea Chiofalo -. Quindi in tempi rapidissimi. Ciò grazie a un'unione di intenti da parte di più organi. Dal punto di vista sanitario è intervenuta l'ATS, dall'altra la Protezione Civile che ha attivato la parte logistico organizzativa. Il Comune ha fatto da collante mettendo in contatto i vari uffici, si è attivato nel trovare volontari e organizzare il campo base con 5 postazioni di vaccino e fino a una 50ina di persone operative tra medici, personale sanitario e volontari».

Fino a 800 vaccini al giorno - Ciò ha permesso di somministrare circa 500 dosi di vaccino il primo giorno, coprendo la fascia degli over 80. «Poi si è saliti a 600 per arrivare ai circa 700/800 a pieno regime». 

Moderna e AstraZenca - «Agli over 65 è stato somministrato il vaccino di Moderna. Quello di AstraZeneca è andato alla fascia 18/65», prosegue il Vicesindaco.

Effetti collaterali - «La popolazione è stata avvisata che poteva esserci qualche effetto collaterale e in effetti c'è stato - ammette Chiofalo -. Io, ad esempio, mi sono vaccinato martedì e ieri non son andato al lavoro. Avevo qualche linea di febbre e un po' di spossatezza. Sono rimasto a casa per riprendermi. Ci sono soggetti che non hanno avuto alcun effetto collaterale, altri che ne hanno avuto qualcuno in più», aggiunge.

Differenze? Quelle note. «Dipende molto dalla condizione fisica e dalla risposta individuale, ma diciamo che Moderna è più leggero, tanto che prevede una seconda dose a 28 giorni, AstraZeneca è un po' più "forte", e per questo la seconda dose è a 12 settimane».

Questione frontalieri - I lavoratori, frontalieri e non, in questi giorni non sono rimasti "blindati" in Paese. «La normativa prevede che per lavoro, come per necessità e salute, ci si possa spostare. Così è stato». Il Municipio in ogni caso non sembra aver ricevuto particolari lamentele in questo senso. Diversa è stata la reazione di una parte della popolazione in merito alla vaccinazione: «Una minima parte ha deciso di non vaccinarsi. C'è chi ritiene che non sia necessario, chi invece crede che gli effetti collaterali siamo maggiori dei benefici. Per fortuna la maggioranza non era dello stesso avviso. Anche perché - conclude Chiofalo -, l'unico modo per uscire da questo tunnel è proprio quello del vaccino».

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