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CANTONE
09.12.20 - 06:000
Aggiornamento : 10:17

Dai bar lo sfogo: «Misure inaccettabili, abbiamo esaurito la fiducia»

I gerenti di alcuni bar criticano le scelte del Governo parlando di «disparità di trattamento».

E c'è persino chi teme per le sorti della propria attività: «Siamo sull'orlo di un baratro»

LUGANO - A partire da mercoledì 9 dicembre (e fino al 23) i bar dovranno chiudere alle 19, mentre tutte le altre strutture della ristorazione - compreso chi si occupa di consegne a domicilio e take away - alle 22. Così ha deciso il Governo ticinese che, lunedì, ha comunicato alla popolazione le nuove (e natalizie) misure per contrastare il Coronavirus. 

La risoluzione è chiara: "in ambito di strutture della ristorazione, dalle 19 possono rimanere aperte al pubblico unicamente quelle che offrono pasti per il consumo sul posto, cucinati da personale dedicato. Da quell'ora queste strutture possono servire bevande esclusivamente in accompagnamento dei pasti mentre i bar devono chiudere".

Le polemiche - La decisione ha sollevato immediatamente aspre polemiche tra i gerenti dei bar che, in qualche modo, si sono sentiti discriminati e faticano a trovare un filo logico nella scelta di trattare due rami dello stesso settore in modo così differente.  

«La fiducia si è esaurita» - «Ho assistito basito alla nuova conferenza stampa del Consiglio di Stato e a 'sto giro non ci sto - commenta in un lungo sfogo affidato ai social Rupen Nacaroglu, tra le altre cose gestore del Bar Pinard di Lugano -. La mia fiducia nei confronti dell'autorità si è esaurita. Qualcuno mi deve spiegare cosa cambia tra un bar (in cui si ha da tempo l'obbligo di consumare seduti) e un ristorante. La formulazione del testo relativo alla ristorazione è inaccettabile, sia per tempismo che per contenuti, ma soprattutto per chi, in questi mesi, ha rispettato in maniera ferrea le norme». 

«Bisognava intervenire rima» - Nacaroglu va oltre, con un commento «generale» alle misure che si susseguono dall'inizio di questa seconda ondata: «Oramai è evidente, era necessario intervenire prima e sicuramente in maniera più drastica, anche solo per un breve periodo. La confusione che si è venuta a creare e l'incertezza che i vari operatori devono subire è devastante. Per fare impresa dobbiamo prevenire, programmare e fare investimenti per crescere. Ma anche, soprattutto in questo 2020, per superare le difficoltà. Non vedo perché le autorità (in particolare a Berna) non debbano fare lo stesso e assumersi le proprie responsabilità assicurando a tutti gli aiuti necessari. Le disparità di trattamento, l'incertezza e la poca lungimiranza da parte delle istituzioni, mi dispiace doverlo dire, sono diventate insostenibili».

«Solo confusione» - Dello stesso parere è un altro gerente ticinese, Ivan Piffaretti. «Trovo incomprensibile - spiega - che nonostante si attuino le stesse misure di protezione, ci siano trattamenti differenti. Non mi fa arrabbiare la chiusura alle 19, ma il fatto che non ci sia parità. Anche da noi il cliente consuma seduto, si rispettano le distanze, si impone l’uso della mascherina quando non si è al tavolo. Sinceramente non capisco questa decisione. Specie se poi basta salire su un bus o su un treno per vedere come tutte le attenzioni vengano meno. O uscire dal bar costretto a chiudere, e ritrovarsi in Pensilina in gruppi di 100 persone. Così facendo si crea confusione, quando bastava trovare un compromesso unico, valido per tutti».

«Sull'orlo del baratro» - Dispiacere e preoccupazione traspaiono anche dalle parole di un esercente di un noto bar di Locarno: «Ci troviamo in una fase critica. Con le ultime restrizioni, in pratica, siamo sull'orlo del baratro».

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