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CANTONE
17.11.20 - 19:360

«La cultura è salute: ci aiuta durante la pandemia»

Col miglioramento della situazione, si auspica una maggiore apertura per il settore culturale

Badaracco: «Va tenuto conto di spazi e piani di protezione». Il Cantone: «La circolazione del virus è comunitaria»

BELLINZONA - Considerando l'attuale andamento della pandemia, lunedì il medico cantonale Giorgio Merlani ha affermato che «probabilmente siamo vicini al picco». La situazione potrebbe dunque lentamente migliorare. Ma va mantenuto il rispetto delle varie disposizioni anti-coronavirus. Le parole della autorità sanitarie cantonali fanno nel frattempo sperare il settore culturale, che è stato messo in ginocchio in particolare dalle recenti decisioni (poi riviste) relative alla limitazione delle presenze in cinema e teatri.

Roberto Badaracco - municipale di Lugano a capo del Dicastero cultura, sport ed eventi - auspica ora che, se la situazione epidemiologica in Ticino dovesse effettivamente migliorare, ci sia una maggiore apertura per le manifestazioni culturali. Si tratterebbe di un'apertura «a favore della società ma anche del settore stesso, che rischia di morire». Per quanto riguarda i benefici per i cittadini, il municipale sottolinea che «la cultura è salute e durante il periodo della pandemia può essere addirittura un antidoto: sarebbe paradossale e assurdo prendere decisioni che azzerano l'offerta».

La bufera sul settore culturale - Sulla recente bufera attorno al settore culturale, Badaracco afferma: «Capisco che la situazione è grave e che è più facile prendere decisioni che valgono per tutti. Ma ritengo che andrebbero considerati anche altri aspetti». Lo scorso 9 novembre sul territorio cantonale è infatti scattato il divieto di svolgere manifestazioni pubbliche e private con più di cinque partecipanti. E inizialmente la disposizione era valida anche per cinema e teatri, mettendo in difficoltà l'intero settore. Poche ore dopo l'entrata in vigore della misura, il Governo ha poi fatto dietrofront: le strutture possono ora accogliere al massimo trenta persone.

«Il teatro non è un luogo di contagio» - Secondo Badaracco, nell'adozione di provvedimenti contro la diffusione del coronavirus vanno considerati - in particolare per quanto riguarda il settore culturale - la presenza di piani di protezione, come pure gli spazi impiegati per accogliere gli spettatori. E la legge federale sulle epidemie prevede, infatti, che «le autorità competenti fanno eseguire le indagini epidemiologiche necessarie, in particolare sul tipo, la causa, la fonte di contagio e la propagazione di una malattia accertata o supposta». Si tratta d'indagini che vengono fatte anche in Ticino e che quando la circolazione del virus è limitata «permette di ricostruire con buona precisione i possibili luoghi di contagio così come le catene di contagio» come ci spiegano dall'Ufficio del medico cantonale. «Non ci risulta che al LAC o al Palazzo dei Congressi ci siano stati dei contagi» aggiunge Badaracco.

Il virus è «comunitario» - Con l'arrivo della seconda ondata, dalla fine di settembre, la circolazione del virus è comunque diventata comunitaria. «Questo significa che le misure da adottare servono piuttosto a limitare le occasioni di contatto tra le persone, soppesando i diversi interessi in gioco, senza individuare particolari responsabilità nell'uno o nell'altro settore». Ecco dunque che si spiega la recente decisione - poi ritrattata - di limitare le presenze nell'ambito di qualsiasi tipo di evento, anche in cinema e teatri. «Una decisione adottata dal Governo seguendo il principio generale di ridurre il numero di contatti fra la popolazione» ci dicono ancora dal Cantone.

I contatti sono diminuiti - E sta funzionando, anche perché «la popolazione ha capito», come ha detto lunedì Marina Lang, responsabile del contact tracing: «Stiamo assistendo a una diminuzione costante dei contatti da mettere in quarantena. Al momento si parla di 1,89 persone per malato. Significa che le misure stanno avendo effetto».

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