Keystone - foto d'archivio
MANNO
06.11.20 - 07:140
Aggiornamento : 10:55

In classe nonostante i provvedimenti di Berna

Genitori preoccupati per l'insegnamento in presenza di alcuni corsi e attività presso la Supsi

La direzione: «Si tratta di eccezioni indispensabili allo sviluppo di abilità e capacità pratiche, come pure personali e relazionali».

MANNO - A partire dal 2 novembre le scuole universitarie devono passare all’insegnamento a distanza. È quanto prevedono le norme decise dal Consiglio federale per frenare l’aumento dei contagi durante questa seconda ondata della pandemia da coronavirus. Ma alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) alcune attività vengono ancora svolte in presenza, suscitando la preoccupazione di qualche studente e genitore.

«È davvero indispensabile che mia figlia vada in sede? - si chiede una mamma -. Deve prendere i mezzi pubblici, in cui la gente è ammassata. Sono preoccupata». E aggiunge: «Non stanno violando la direttiva del Governo svizzero?».

In realtà l’insegnamento proposto alla Supsi non ha nulla di “illegale”. Anzi è stato programmato coerentemente con le disposizioni dell’Ordinanza e in accordo con le autorità cantonali. Si tratta infatti solo di una selezione di attività in presenza, «per poter permettere agli studenti di proseguire negli studi e sviluppare le competenze previste dai piani di studio». Ed è la stessa Ordinanza della Confederazione a prevedere delle deroghe (ad esempio per “le attività didattiche che sono una componente indispensabile di un corso di formazione e per lo svolgimento delle quali è richiesta la presenza sul posto”).

«L’esperienza del primo lockdown, che ha costretto la scuola a erogare tutti i suoi insegnamenti completamente a distanza - spiegano dai Servizi centrali della Direzione -, ci ha permesso di riconoscere alcuni importanti limiti dell’apprendimento a distanza, legati in particolare all’impossibilità di sviluppare talune abilità e capacità pratiche e alla mancanza di interazione diretta tra docenti e studenti». Da qui la convinzione che siano necessarie delle eccezioni. 

In qualità di scuola universitaria professionale, inoltre, la Supsi ha una forte vocazione professionale, realizzata attraverso una serie di corsi e attività come laboratori, stage, pratica professionale, sviluppo di abilità manuali e tecniche e di sviluppo personale e relazionale. Per questo, negli scorsi giorni i responsabili dei corsi di laurea e della formazione hanno selezionato alcune attività da proporre in presenza, «con grande senso di responsabilità e nel pieno rispetto del piano di protezione» della scuola.

Niente divano e pigiama, dunque. Gli studenti dovranno continuare a frequentare il loro anno scolastico adattandolo all’“insegnamento misto”, con una parte a distanza e una in presenza. Ma sempre applicando il principio della responsabilità personale e rispettando le norme dell’istituto, come l’obbligo di indossare la mascherina anche all’esterno delle sedi.

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