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16.09.20 - 09:480
Aggiornamento : 14:12

Il giro di Walser che stronca i procuratori

Ecco le motivazioni con cui il Consiglio della Magistratura boccia la riconferma di cinque procuratori

In due pagine un condensato di critiche che non lasciano possibilità di appello. Il documento che scuote il Ministero Pubblico solleva però dubbi sulla tempistica di un giudizio tanto severo da parte di un organo di vigilanza

Un condensato di severe critiche in due paginette. Parla di valutazione al vetriolo, il CdT nel riportare stamane i contenuti - anticipati lunedì dalla Rsi - del preavviso del Consiglio della Magistratura sui procuratori pubblici che si ricandideranno alla carica. Per cinque di loro, quattro donne e un uomo, come noto, il CdM ha espresso una bocciatura. Le motivazioni trapelate dal documento firmato dal presidente Werner Walser, ora sul tavolo della Commissione Giustizia e Diritti, hanno il tono della stroncatura senza possibilità di appello.

Bocciato 1 - Di un procuratore  l’organo di vigilanza sui magistrati critica la «eccessiva autoreferenzialità durante la sua attività», definendolo che «inadeguato alla funzione che ricopre» e censurandone la  «mancanza di oggettività e di senso critico», ma anche di «capacità di apprendimento dagli errori e dagli stimoli dell’ambiente, dei colleghi di lavoro e delle autorità giudiziarie superiori». Inoltre, «in più occasioni ha mostrato atteggiamenti intemperanti, dissimulati da un non convincente relativismo di opinione sia a livello fattuale che giuridico». Tanto per non lasciare spazi a fraintendimenti il CdM conclude che «questa mancanza di equilibrio nel giudizio personale può costituire un pericolo per l’imputato ed essere suscettibile di cagionare danni all’ente pubblico (danni anche di immagine del Ministero pubblico)». «In alcuni casi, nonostante il diverso avviso delle autorità giudiziarie superiori, ha manifestato il suo dissenso pregiudiziale anche con comportamenti poco trasparenti verso la dirigenza del Ministero pubblico. La qual cosa è stata rilevata pure dalle autorità giudicanti. (...) non si intravede alcun potenziale di correzione o di miglioramento».

Bocciato 2 - Di un secondo procuratore bocciato si evidenzia la «produttività personale medio-bassa, nonostante incarti non particolarmente complessi o sensibili. (...) Appare insicuro e poco autorevole e il suo impegno lavorativo tende al minimalismo». Anche per lui, il giudizio appare senza appello, infatti «non si intravede alcun potenziale di correzione o di miglioramento».

Bocciato 3 - Di un terzo pp il documento riferisce di una «produttività ancora insufficiente, come pure la motivazione alla prestazione, in particolare inerente agli incarti sensibili e complessi. Denota una concezione piuttosto minimalista del lavoro e una tendenza alla procrastinazione. È stata inoltre rilevata un’insufficiente presenza in ufficio, ciò che ha comportato un’incidenza negativa sul livello di impegno generale (con deleghe eccessive) e sulla tempestività nell’evasione degli incarti assegnati. Non si intravede alcun potenziale di correzione o di miglioramento, anche perché non ha dato alcun segnale fattivo di volersi mettere in discussione». 


Bocciato 4 - Zero margini di miglioramento anche per il quarto procuratore, che «denota problemi a livello di qualità e di competenza tecnica; aspetti, questi, richiesti dalla funzione che ricopre. Anche a livello di produttività e di leadership di funzione, il suo profilo è fragile. Avverte il peso del carico di lavoro, anche se oggettivamente esso è inferiore a quello dei colleghi».


Bocciato 5 - Potenziale di miglioramento o correzione nulli, anche per il quinto procuratore bocciato, che «denota un approccio poco dinamico e remissivo nell’affrontare il carico di lavoro, a cui si aggiungono rilievi di mancanza di precisione, continuità e tempestività. Il suo approccio è troppo orientato alla procrastinazione». 

 

La stroncatura solleva dubbi
Questo il giro di Walser sui cinque magistrati che non si sarebbero meritati la riconferma. Pagelle severe, al limite della denigrazione (tanto più dopo che sono diventate pubbliche), che hanno innescato polemiche ed interrogativi tra i professionisti che orbitano attorno ai tribunali. Da un lato c’è chi censura la tempistica del Consiglio della Magistratura che avrebbe atteso la conclusione dei mandati per dire che alcuni procuratori sarebbero di fatto inadeguati. Vigilanza a scoppio ritardato dunque. Dall’altro c’è chi si chiede come valutazioni tanto articolate siano potute scaturire dalle audizioni - forzatamente brevi - dei venti procuratori uscenti. E allora dentro Palazzo si mormora di critiche che il CdM avrebbe raccolto anche da figure esterne al gremio. Un pensiero che trova un appiglio quando nelle due paginette, a proposito della critica a un procuratore, sta scritto che «la qual cosa è stata rilevata pure dalle autorità giudicanti».

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