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03.09.20 - 06:000

Studio sul Covid: disponibili test sierologici di altissimo livello

L’esperto di Salute pubblica Emiliano Albanese si dice soddisfatto dell'avanzamento del progetto "Corona Immunitas"

La fase 2 del progetto si concentra su anziani e bambini, due fasce d'età sulle quali «si sa ancora troppo poco»

LUGANO - Ieri è stato comunicato l’inizio della seconda fase dello studio “Corona Immunitas Ticino”, atto a valutare la diffusione del coronavirus nel nostro cantone, e ad analizzarne l'impatto psicologico, sociale, ed economico.

A tal riguardo, abbiamo scambiato due chiacchiere con il professor Emiliano Albanese, direttore dell'Istituto di Salute Pubblica dell'Università della Svizzera italiana (USI) e co-responsabile scientifico dello studio. 

Fase 2 di Corona Immunitas Ticino, di che si tratta?
«La fase due è identica alla fase uno, ma si concentra questa volta sui ragazzi in età scolare (compresi i bambini), e sugli anziani» esordisce l'esperto, «viene quindi ripetuto quello che è stato fatto con successo con gli adulti. Le lettere sono state inviate ai ragazzi in coincidenza con la ripresa della scuola, mentre gli anziani riceveranno la lettera d'invito a partecipare lunedì prossimo. In questo modo avremo tutte le fasce d'età, dai 5 fino ai 104 anni, rappresentate nello studio di Corona Immunitas».

Come mai il focus su anziani e ragazzi? Per colmare il gap?
«Esatto», ci conferma Albanese, ribadendo che non è soltanto un gap di Corona Immunitas. «Queste sono le due fasce età i cui dati e le informazioni sono molte lacunose, sia in Ticino, come nella Confederazione e anche a livello internazionale», e come mai?, «Si sa poco perché è molto difficile coinvolgere queste popolazioni negli studi epidemiologici (che sono quelli che ci raccontano tutta la storia di una malattia). Perciò il nostro studio entra ora in una fase ambiziosa: chiudere questo gap di poca conoscenza» spiega il professore.

Vi concentrate ora anche sullo stravolgimento delle relazioni personali?
«Questo è un aspetto unico di Corona Immunitas Ticino, anche a livello nazionale» ammette l'esperto, «lo studio si concentra sull’impatto della pandemia in senso estensivo, quindi non solo della malattia, e gli anziani sono stati colpiti particolarmente: sono stati allontanati per essere protetti e il loro rapporto con i nipoti e i ragazzi è stato stravolto, e lo è ancora. In questa fase, un ragazzo può invitare un nonno, un parente o uno zio, e viceversa, a partecipare, per svelare tra i tanti aspetti interpersonali anche una domanda che rimane senza risposta ed è molto importante: quanto e come i contagi avvengono all'interno dello stesso nucleo familiare» illustra il Direttore dell'Istituto di Salute Pubblica.

Un bilancio della prima fase?
«Siamo molto felici, i numeri sono molto buoni, nel senso che ad oggi, 1’306 persone si sono registrate, di queste 1’000 partecipano alla parte digitale: si tratta di questionari mensili e settimanali nei quali vengono monitorati tanti aspetti, tra cui i sintomi e il rispetto delle misure di protezione», e per quanto riguarda i partecipanti, anche «le persone sono molto soddisfatte, c'è anche un gruppo Facebook dei partecipanti, che interagiscono tra loro, condividendo la loro esperienza anche con noi, e contribuendo a un dialogo ricco e dinamico».

Emiliano Albanese ci tiene poi a sottolineare una cosa: «Siamo anche molto soddisfatti della parte relativa ai prelievi, e questo è molto importante: in collaborazione con l'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) e l'Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), i prelievi fatti a luglio, e le analisi di laboratorio sono andati molto bene. Vale la pena ricordare che Corona Immunitas si è dotata di uno dei migliori test sierologici esistenti. Gli standard molto alti richiedono un prelievo venoso che viene effettuato negli ospedali e analisi di laboratorio specialistiche. Il tutto garantendo l'anonimato di chi partecipa. Non si tratta del cosiddetto “kit rapido”, ma di un test di altissimo livello, ottimale ed estremamente accurato per campioni di popolazione in generale, ed è adatto, inoltre, per tutte le fasi dell'epidemia, anche quelle future. Ovviamente, i partecipanti dello studio fanno il test gratuitamente» conclude l'esperto.

Quando sapremo i primi risultati?
«Siamo all'interno di uno studio con standard etici molto elevati, e il nostro primo dovere è verso i partecipanti», spiega l'esperto, «nel rispetto pieno dell'anonimato, i risultati dei test sono già disponibili ma stiamo conducendo una seconda verifica al CHUV di Losanna (presso il laboratorio del Prof. Pantaleo, che ha sviluppato il test)». Come mai? «Stiamo facendo tutte le verifiche del caso per essere certi che il campione di sangue corrisponda alla persona giusta, non è infatti permesso alcun errore. Finita la verifica, i risultati verranno comunicati prima ai partecipanti, e subito dopo verranno presentati pubblicamente, a beneficio di tutta la popolazione e delle autorità» ha concluso il professore.

USI e Supsi sottolineano che tutti i canali comunicativi sono aperti, e tutte le informazioni sono accessibili sul sito ufficiale dello studio.

Commenti
 
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miba 1 anno fa su tio
Più tamponi, più test danno sicuramente più casi di cui la stragrande maggioranza non si sarebbe neppure accorta di essere asintomatica e non si sarebbe quindi fatta un problema se non fosse stato inculcato a regola d'arte il concetto del virus della paura.....
sedelin 1 anno fa su tio
"a beneficio di tutta la popolazione e delle autorità": quale beneficio? ieri leggevo del deficit milionario all'eoc, senza contare le difficoltà economiche in ogni ambito, poi si continua a sperperare denaro in studi ed esperimenti inutili e costosi... la farsa della storia continua.
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