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SAN VITTORE (GR)
31.07.20 - 14:290

I Grigioni fra criminalità e società “bucalettere”

Nicoletta Noi Togni: «Fenomeno difficile da contrastare senza una legge sulle fiduciarie»

SAN VITTORE - «La criminalità organizzata è presente anche in Svizzera e ci sono molti più mafiosi di quanto si pensi». Così hanno scritto domenica scorsa Keystone-ATS e numerosi altri media. Nicoletta Noi Togni, sindaca e granconsigliera retica, approfondisce il tema in ottica regionale.

L'articolo apparso a inizio settimana spiegava che in Mesolcina i criminali utilizzano le molte società bucalettere - spuntate come funghi: solo nella valle grigionese di 8'300 abitanti sono registrate circa 2'000 società di questo tipo - per lavare il denaro frutto di attività criminali. La sindaca di San Vittore, Nicoletta Noi Togni, affermava di essere consapevole del problema, ma di avere le mani legate nei confronti di questo modus operandi, il quale contempla, oltre alla fondazione di società fittizie, anche l'acquisto di terreni.

Manca la base legale - Nicoletta Noi Togni ha ora precisato a Keystone-ATS il suo punto di vista: fino a quando il Cantone dei Grigioni non si doterà di una legge sulle fiduciarie sarà difficile contrastare in modo efficace il fenomeno delle società bucalettere, ha spiegato. I comuni possono perlomeno appurare se esiste una parvenza di ufficio al recapito indicato da chi vuole istituire una ditta. Manca però la base legale per interrompere quella spirale che permette di fondare oggi una ditta, di liquidarla domani e al contempo di fondarne subito un'altra. Un gioco che crea anche inutili spese per gli enti pubblici preposti, ha affermato.

Riguardo alle azioni già intraprese a livello politico, la sindaca e granconsigliera ha sottolineato di aver portato più volte in Parlamento questa problematica, confortata da dati e richieste della cittadinanza. La reazione di Coira è sempre stata tiepida. A suo dire probabilmente perché il resto dei Grigioni non è confrontato con questa realtà.

Vista l'intenzione della Confederazione di coinvolgere il Ticino in modo importante nella strategia 2020-2023 contro la mafia, si è attivata per coinvolgere anche il Moesano. «Credo che qualcosa si sia mosso», ha evidenziato. Se Coira resta sempre alquanto latitante, la polizia cantonale della Regione Moesa invece si attiva parecchio. A livello comunale sono state molte le società cancellate già a partire dal 2017.

Riguardo alla frase «gli abitanti sono contenti quando ciò accade, perché almeno c'è qualcuno che vuole costruire», presente nell'articolo di domenica, Nicoletta Noi Togni specifica: «Non ho mai né detto, né scritto questa frase».

La frase originale rilasciata alla NZZ, e ripresa poi erroneamente, è stata: «C'è anche gente che è contenta se si costruisce molto». Un riferimento a coloro che traggono vantaggio da tutto ciò: cosa che può essere legittima se i capitali impiegati non provengono dal crimine organizzato, ha precisato.

Alla domanda della NZZ am Sonntag sulla mafia (dopo gli ultimi avvenimenti tra Italia e Ticino) ha risposto di essere sempre ancora preoccupata sui possibili risvolti mafiosi nella regione. Sia per quanto riguarda le società bucalettere (ideali per lavare soldi sporchi) che per quanto riguarda altri commerci.

La sindaca ha affermato che sta osservando con occhio critico il fervore edilizio attuale e di non capire come si possa costruire e costruire. Sempre più stranieri (ma non solo) acquistano terreni o case vecchie per costruire palazzine di cattivo gusto. E con quali capitali? «Come autorità comunali non possiamo impedire queste costruzioni per mancanza di base legale. Rischiano oltretutto di cambiare la fisionomia dei nostri paesi», ha detto, aggiungendo che «se fossero legati alla criminalità non possiamo andarne certo orgogliosi. Cosa che sono sicura pensi anche la maggioranza della nostra popolazione».

Una proposta - Nicoletta Noi Togni ha poi concluso augurandosi che il Cantone dei Grigioni dia seguito a quei provvedimenti che ci possono aiutare a controllare i fenomeni mafiosi nella regione. «So che la polizia cantonale si occupa di questo fenomeno e che collabora con il Ticino e con l'Italia» ha detto, proponendo una vera e propria "task force" che consideri tutti gli enti coinvolti.

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