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CANTONE
10.07.20 - 13:070
Aggiornamento : 14:21

Il grido d'allarme delle cliniche private di fronte al silenzio delle autorità federali

«Abbiamo garantito il pieno supporto al Cantone nella gestione dell'emergenza Covid»

LUGANO - «Le cliniche private saranno costrette a licenziare personale a causa del mancato riconoscimento del lavoro ridotto». È questo il grido d'allarme lanciato oggi dall'Associazione cliniche private ticinesi, che stigmatizza il silenzio da parte delle autorità federali tuttora silenti sulle richieste di aiuti Covid da parte degli ospedali privati. «Le cliniche - si legge nella presa di posizione - hanno garantito il pieno supporto al Cantone nella gestione dell'emergenza COVID. Parte del personale, quello necessario, ha lavorato al fronte per la cura dei pazienti, andando a completare i team dei reparti di cura e delle terapie intensive dei due centri COVID in Ticino. Altro personale ha dovuto restare a casa perché la continuazione dell’attività sanitaria, ambulatoriale e stazionaria, non urgente è stata proibita dalla Confederazione Con l’inizio di maggio le limitazioni federali sono venute meno, ma la ripresa dell’attività in alcuni settori è stata lenta e ancora oggi non eguaglia quella registrata negli anni passati, impedendo quindi la piena occupazione del personale».

Ciò che preoccupa maggiormente le cliniche private la «dimostrazione di chiusura che è stata data dalle autorità competenti al riconoscimento del lavoro ridotto, diritto garantito di principio a tutti i lavoratori e le lavoratrici». Da qui il grido d'allarme: «Se non vi sarà a breve un cambiamento su questo aspetto (che tocca anche il settore ospedaliero pubblico) le cliniche che fino ad oggi si sono assunte interamente il rischio dei mancati introiti potrebbero loro malgrado dover licenziare il personale in esubero in questo momento, con il rischio di lasciare scoperto il sistema sanitario nel momento di una prossima, verosimile nuova ondata epidemica.» 

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