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19.05.20 - 08:250
Aggiornamento : 11:22

Il Covid che sballa le droghe... ma non troppo

Gli effetti delle frontiere chiuse sul traffico degli stupefacenti

Il Servizio Antidroga della polizia cantonale: «Non abbiamo constatato una penuria di sostanze in Ticino. Ma è possibile che l'approvvigionamento si sia spostato verso nord». Il coordinatore dell'Associazione Cannabis ricreativa: «Nel Locarnese notizie di una marijuana che causa malori».

LUGANO - Aumento dei controlli alle frontiere, voli quasi azzerati e lockdown. La pandemia, sottolineava giorni fa l’agenzia delle Nazioni Unite per il controllo della droga, ha investito anche il traffico internazionale degli stupefacenti. 

I traffici passano da sud a nord - In Italia, secondo il quotidiano La Repubblica, sul mercato in questi mesi «si trovano poca eroina e poca cocaina, entrambe molto tagliate».  Questi effetti, nel piccolo, si riscontrano anche in Ticino? Abbiamo posto la domanda al Servizio antidroga della polizia cantonale: «Sulla scorta delle informazioni in nostro possesso, raccolte durante il periodo dell’emergenza - risponde il SAD - possiamo affermare di non aver constatato una penuria di sostanze stupefacenti in Ticino». Secondo la polizia è però «possibile che la parziale chiusura delle frontiere con l’Italia e la conseguente difficoltà nei transiti attraverso le dogane, abbia spostato temporaneamente verso nord i canali di approvvigionamento».

Prezzo e taglio - Al Servizio antidroga non risulta «un aumento dei prezzi e neppure un peggioramento qualitativo delle sostanze in circolazione. Non possiamo escludere che le sostanze immesse sul mercato siano state maggiormente tagliate. Anche in questo senso si tratta di ipotesi che non hanno per il momento trovato oggettivi riscontri durante la nostra attività».   

«Marijuana che fa sta male» - Questo per gli stupefacenti in generale, sui derivati della canapa l’impressione di Sergio Regazzoni, coordinatore dell'Associazione cannabis ricreativa in Ticino è meno netta. Certo «sulla base di segnalazioni ricevute» anche Regazzoni afferma di non ritenere che «in Ticino ci sia una penuria di sostanze derivate dalla canapa. Anche perché tanta gente ha fatto scorta all’inizio della pandemia». Invece, continua, «mi segnalano un aumento dei prezzi per hashish e marijuana. Il problema potrebbe inoltre riguardare la qualità. In particolare ho avuto notizia che nel Locarnese circola una marijuana che causa dei malori. L’avrei anche segnalato al SAD, se non creassi problemi a chi me lo ha riferito».

Locali chiusi, meno sballo - Altri nessi tra coronavirus e consumo sfumano non sono emersi: «Non abbiamo riscontrato alcun effetto, sia positivo che negativo, a seguito della chiusura degli locali pubblici - rileva il SAD -. Possiamo supporre che, laddove ci sarebbero potuti essere consumi in un determinato esercizio pubblico o in prossimità dello stesso, la chiusura dovuta al Covid 19 abbia semplicemente spinto eventuali fruitori di sostanze stupefacenti a scegliere altri luoghi dove farne uso». Per quanto concerne le sostanze cosiddette da sballo, continua l’Antidroga, «per il momento non abbiamo alcuna informazione in merito al loro consumo, che ci permetta di fare un paragone con la situazione precedente l’emergenza Covid 19. Si potrebbe presumere che, essendo il consumo di queste sostanze legate anche alla frequentazione di locali notturni quali ad esempio le discoteche, la chiusura di questi ultimi abbia in qualche modo diminuito l’utilizzo».

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