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LUGANO
10.04.20 - 15:410
Aggiornamento : 17:35

Il Vescovo: “Stiamo soffrendo come Maria di fronte a suo figlio crocifisso”

Per la Liturgia della Passione il Vescovo Valerio Lazzeri ha tenuto messa senza la presenza di fedeli

Il momento attuale paragonato a quello che ha vissuto Maria, la madre di Gesù, quando sotto la croce non poteva toccare suo figlio sulla croce. "Non possiamo abbracciare i nostri malati".

LUGANO - Una Liturgia della passione del tutto insolita quella che si è tenuta oggi nella Cattedrale di San Lorenzo a Lugano. Il Vescovo Valerio Lazzari ha celebrato la funzione religiosa in una chiesa completamente vuota. La celebrazione è stata tuttavia trasmessa in diretta sulla RSI.

Porte chiude dunque al pubblico a  causa dell’ordinanza che vieta la partecipazione di persone alle funzioni religiose per ovvi motivi legati alla pandemia.

Mons. Vescovo Valerio Lazzeri nella sua omelia non poteva non fare riferimento all’attuale momento che stiamo vivendo. Un momento che è stato paragonato a quello che ha vissuto Maria, la madre di Gesù, quando sotto la croce non poteva abbracciare suo figlio crocifisso, ed era costretta a vederlo e a piangerlo da lontano.

“C’è una sofferenza che un po’ tutti – ha spiegato il vescovo - in un modo o nell’altro, siamo pronti a registrare in questi tempi tribolati che stiamo vivendo. Un dolore acuto, causato dalle misure che s’impongono a noi in seguito alla crisi sanitaria: è l’isolamento fisico dagli altri, l’impossibilità di stare vicini, di prendere la mano di chi soffre, di fargli sentire il calore di una presenza corporea. Anche quando qualcuno ha la possibilità di avvicinare un malato di coronavirus, rimangono spesso solo gli occhi per comunicare ciò che le parole non bastano a dire. Non è forse quello che accade anche sotto la croce di Gesù? “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre!”

Ma quella croce, nelle parole del Vescovo, è una fonte che illumina e “che ci conduce a cambiare il nostro modo di guardare. Ci fa vedere l’invisibile, a credere possibile ciò che avevamo ormai escluso, a sperare l’insperabile”.

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