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Il buco ha generato l'ecomostro di Breganzona
LUGANO
13.12.19 - 06:110
Aggiornamento : 10:04

«Forse con l’eredità di mia nonna riuscirò ad arginare quel buco»

Raffaello Molina, imprenditore legato all’obbrobrio di Breganzona e al caso Adria, ha sul groppone un fallimento da 18 milioni di franchi. Ma ci sono novità

LUGANO – Vive a Zurigo, ormai da qualche mese. E sta cercando di rifarsi una vita. Raffaello Molina, imprenditore, “papà” del tristemente noto obbrobrio di Breganzona, torna a parlare di sé e del dissesto finanziario che l’ha travolto. Con una novità. Il 43enne, sul cui groppone c’è un fallimento da ben 18 milioni di franchi, potrebbe presto usufruire di un’importante eredità, che colmerebbe almeno in parte il suo debito pubblico.

Molina, cosa è successo?
Nel 2017 è morta mia nonna. E ha lasciato a noi nipoti una certa eredità. Sono in contatto con l’Ufficio fallimenti di Locarno. Mi piacerebbe potere colmare almeno in parte quel buco. Però ci sono delle incognite. 

Cioè?
Alcuni parenti stanno cercando di tenere nascosto quel denaro. Io ho voglia di giustizia. E ora vorrei che il Cantone si muovesse. 

A proposito di giustizia. Lei è stato in carcere per 6 mesi. Ritiene di avere pagato il giusto?
Inizialmente mi ero messo in testa di essere veramente responsabile di quelle cose. Mi dicevano che l’avevo fatta grossa. Tutti mi davano del ladro. Col passare dei mesi mi sono reso conto di quante responsabilità avesse l’impresa Adria (vedi articolo correlato), a cui mi ero rivolto per il cantiere di Breganzona. 

Lei è stato scarcerato a luglio 2016. Il caso Adria è scoppiato pochi mesi dopo. 
E lì si è capito che Adria non pagava i suoi artigiani. Altro che dare la colpa a Molina. 

Colpa anche della banca Wir?
Non so. La banca Wir concedeva a me, e di conseguenza ad Adria che avevo assoldato, crediti con estrema facilità. Ed ecco come è finita.  

Nel palazzo di Breganzona ci sarebbero stati 14 appartamenti di persone che avevano riposto fiducia in Lei. Non si sente in colpa?
Io ho sempre provato dispiacere per questa cosa. Ma allo stesso tempo sono rimasto fregato a mia volta. Mi rendevo conto che il cantiere si era fermato. Cercavo soluzioni, annaspando.

Senza esito tuttavia.
Era una cosa più grande di me. Forse ce l’avrei fatta. Ma a gennaio 2015 il procuratore pubblico mi ha chiamato e bloccato. 

Ora il terreno del palazzo incompleto di Breganzona è stato venduto.
Lo so. E spero che ne esca un bel progetto.  

Lei sembra non darsi alcuna colpa. Normale?
Non ho detto che non ho colpe. Forse sono stato ingenuo. Lavoravo dalla mattina alla sera, senza fare il “lecchino” in giro.

Quindi?
L’équipe finanziaria del Ministero pubblico doveva andare a fondo subito per vedere gli affari loschi di Adria. Invece all’inizio si sono scagliati solo contro di me.

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