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03.05.19 - 20:050

«Difendere i frontalieri per difendere gli svizzeri»

Incontro tra i sindacati Unia e Cgil oggi a Milano. Obiettivo: unire le forze sulla questione del lavoro transfrontaliero

MILANO - Un’alleanza transfrontaliera più forte al servizio dei lavoratori: è questo il significato della firma dell’accordo avvenuta oggi a Milano tra UNIA Unione Sindacale Svizzera Ticino e la CGIL. Un’intesa che ritocca e migliora quello firmato diversi anni fa e che si adegua al mondo del lavoro frontaliero nel frattempo profondamente cambiato. Infatti, se nel 2001 i transfrontalieri italiani erano 31.000, oggi coloro che ogni giorno si recano in Svizzera nei cantoni Vallese, Ticino e Grigioni dalle zone di confine di Lombardia e Piemonte sono 71.000 (60.000 quelli diretti in Ticino) a cui si aggiungono gli oltre 10.000 lavoratori distaccati.

L’accordo firmato oggi è nato per consolidare la collaborazione politico-sindacale e punta a rafforzare i servizi di tutela individuale e a cercare nuove formule di tutela legale. Innanzitutto consente ai lavoratori transfrontalieri italiani iscritti all’Unia USS di appartenere anche alla CGIL e viceversa e permette loro di usufruire indifferentemente dei servizi dei due sindacati al di qua e al di là del confine.

Ma le due organizzazioni sindacali si impegnano anche ad avviare nuovi percorsi di formazione, specializzazione e riqualificazione professionale riconosciuti sia in Italia che in Svizzera e a rafforzare i presidi sindacali transfrontalieri attraverso percorsi strutturati e periodici di formazione degli apparati sindacali. Ma al centro dell’accordo c'è anche un maggior controllo sul lavoro distaccato, fenomeno crescente che crea il cosiddetto dumping salariale e che colpisce i lavoratori transnazionali che subiscono violazioni contrattuali e normative restrittive. Senza contare le iniziative sindacali ed editoriali congiunte come l’organizzazione di convegni e campagne sulla sicurezza del lavoro in cui la Cgil offrirà il suo apporto a Unia Uss.

«La nostra idea è quella di difendere non le frontiere ma i lavoratori che per noi hanno diritto di andare a svolgere il loro lavoro dove meglio preferiscono ma devono essere tutelati sotto ogni forma. Purtroppo in questi ultimi anni i lavoratori transfrontalieri sono stati troppo spesso additati e accusati. Se riusciamo a difendere i lavoratori italiani nei loro diritti va da sé che riusciremo a difendere anche i lavoratori svizzeri. E solo così riusciremo a limitare i fenomeni come il dumping salariale», ha spiegato a tio.ch/20 minuti Mario Bertana, presidente Unia Ticino che ha sottolineato che in Svizzera solo il 50% dei lavoratori è difeso da un contratto collettivo mentre l’altra metà è alla mercé dei datori di lavoro protetti da una legislazione che gli permette di sfruttare i lavoratori assegnando loro stipendi bassi o non rispettando l’orario di lavoro.

Secondo Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri Cgil, questo accordo rappresenta un cambio di filosofia «perché fino ad oggi la nostra ventennale collaborazione coi sindacati svizzeri si basava sull’offerta di servizi. Ma il lavoro frontaliero è un tema di rilevanza politica e noi vogliamo parlare di questo settore come una opportunità e non come un fattore di crisi». Un concetto questo ribadito anche da Susanna Camusso, responsabile del dipartimento internazionale della Cgil ed ex segretario nazionale: «Dobbiamo passare da una lunga stagione difensiva ad una discussione fondata sulla cooperazione e sulla collaborazione. Perché il dumping non è colpa dei lavoratori».

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