CANTONE
02.10.18 - 07:020

Il dialetto che verrà... in classe? «Idea ingenua, non ci si improvvisa esperti»

Franco Lurà critica la proposta di insegnare la parlata a scuola e Paolo Ostinelli, direttore del Centro di dialettologia dice: «Ci sono altri modi di integrarlo nei programmi come fenomeno culturale»

BELLINZONA - Bocciata la madre di tutte le riforme, è subito partita quella che ha l’aspetto di una piccola contro-riforma. Dalla stessa area politica che ha affossato la “Scuola che verrà”, più qualche innesto, arriva infatti la proposta di introdurre l’insegnamento del dialetto a scuola. Facoltativo, ma in tutte le sedi elementari e medie del cantone.

Non è il Rumantsch - Un’idea che Paolo Ostinelli, direttore del Centro di dialettologia ed etnografica di Bellinzona giudica non priva di aspetti critici: «Il dialetto come materia d’insegnamento si scontra con delle difficoltà oggettive. Manca una tradizione come lingua scritta, non c’è un modello normativo a cui riferirsi come, ad esempio, il “Rumantsch Grischun”... Anche se non credo sia quello lo scopo dell’iniziativa… Tra l’insegnare il dialetto, come una lingua che si apprende con una grammatica e un vocabolario, e integrare il dialetto nei programmi di studio ci sono diverse possibilità. Il dialetto come fenomeno culturale è sicuramente qualcosa di interessante» sottolinea Ostinelli.

Buone intenzioni, ma... - Sulla stessa linea anche il giudizio del suo predecessore, l’ex direttore Franco Lurà, che evidenzia tre nodi principali: «Partirei, innanzitutto, dalla qualità dell’insegnamento e dalla preparazione dei docenti. Non ci si improvvisa dialettologi. E parlare il dialetto non significa saperlo trasmettere. Per trasformare il dialetto in materia occorre un vestito un po’ più solido» esordisce Franco Lurà. «Le intenzioni possono essere buone, ma la proposta mi sembra effimera ed ingenua perché non tiene conto delle difficoltà oggettive».

Tanti parlate locali - Detto della preparazione dei docenti, tutta da costruire, ci sarebbe poi da capire, «che genere di insegnamento si vuole perseguire. Di tipo grammaticale? E mi domando che senso abbia. Oppure di tipo culturale? Infine, credo che la differenziazione sia uno degli aspetti più belli della nostra identità. Perciò sarebbe importante mostrare non l’appiattimento, ma la vividezza delle parlate locali di un tempo. Ci vorrebbe dunque un insegnamento articolato e complesso». Ed è questo il terzo e ultimo nodo: «Per ogni regione andrebbe infatti calibrato un insegnamento diversificato, perché un conto è insegnare il dialetto ad Airolo, un altro a Chiasso. E questo rappresenta un'ulteriore difficoltà oggettiva». 

Gli errori del passato - Questi ostacoli fanno dire a Lurà che «non ha senso attuare una proposta del genere istituzionalmente. Molto meglio affidarla a singole iniziative in quelle realtà dove si trovano le condizioni, che vanno dall’humus fertile alle persone qualificate per seminare. Altrimenti si rischia il buco nell’acqua». Lurà arriva ad immaginare un corso facoltativo di cultura dialettale in linea con l’approccio che è quello “enciclopedico” del Vocabolario dei dialetti, ma non altro: «L’errore è stato compiuto negli anni 60-70 quando è stato deciso di abbandonare l’uso del dialetto, perché ritenuto di ostacolo sociale. Affossato dalla scuola stessa cui ora non si può chiedere di correre ai ripari. Un ruolo possono averlo le famiglie, dove un’educazione plurilingue, e non importa quali, aiuterebbe anche ad evitare le situazioni di chiusura e razzismo».

 

Il deputato Marioli: «Dissero che era un’idea strampalata, ma poi...»

«Certo che parlo il dialetto e parecchio. In famiglia e quando posso sul lavoro. Un dialetto luganese, ma con espressioni tipiche e non troppo “italianizzato”» dice Nicholas Marioli, il neo-deputato leghista che ha inoltrato l’iniziativa per insegnare la parlata locale a scuola.

Tanti dialetti e una materia. Come se l’immagina?

«Immagino una preservazione del dialetto locale e non vedo di buon occhio una sua uniformità. Ogni sede scolastica dovrebbe, nel limite del possibile, insegnare il dialetto della propria regione».

Chi dovrebbe formare gli insegnanti?

«Il grande vantaggio che abbiamo sta nel Centro di dialettologia che ha i mezzi e gli strumenti per formare i docenti. Anziché portare avanti solo il Vocabolario, Il Centro potrebbe ampliare il proprio raggio di azione. Loro dovrebbero preavvisare il materiale didattico, ma anche formare e valutare l’idoneità degli insegnanti».

Concretizzare questa proposta che costi avrebbe?

«Difficile stimarlo ora, perché il costo dipenderebbe anche dagli iscritti. Ma si potrebbero far partire dei progetti pilota».

È fiducioso che verrà accolta l’iniziativa?

«Quando lanciai l’idea nel 2016 in Consiglio comunale a Lugano alcuni la definirono un’idiozia, un’idea strampalata e anacronistica. Ma poi passò a larga maggioranza. Quella volta i firmatari erano solo leghisti, oggi l’iniziativa è interpartitica, mancano solo i socialisti, dunque sono fiducioso. Anche perché la proposta è passata a Lugano dove il dialetto è parlato solo dal 23% della popolazione. Altrove l’interesse sarebbe, credo, maggiore».

 

Commenti
 
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Letizia Frusetta 1 anno fa su fb
Il dialetto lo si impara solo con i nonni e gli anziani del paese!!!!!!
Sarah Chiaramonte 1 anno fa su fb
L’idea potrebbe anche essere carina, ma la lascerei solo come possibilità per una giornata speciale, opterei più per inglese e tedesco insegnato molto meglio rispetto ad ora
Silvia Spelta 1 anno fa su fb
Ma scherziamo ma che insegnare dialetto!!! Dovrebbero insegnare storia geografia scienze alle elementari nn il dialetto !!!! Siamo nel 2018!!!
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Mi scusi, cosa c’entra il millennio in cui viviamo? Il discorso nasce dal voler mantenere le tradizioni culturali. Il dialetto è un bene della cultura. Un’eredità da non perdere e da non svalutare. Da qui ad insegnare a scuola il dialetto c’è l’abisso. Ma per altre ragioni, non certo perché siamo nel 2018.
Silvia Spelta 1 anno fa su fb
Leila Bianchi mi scusi ma io nn la penso come lei!!! I bambini devono imparare l’italiano le lingue straniere nn il dialetto! E il millennio c’entra e come dobbiamo evolverci nn tornare indietro! Per me il patrimonio come dice lei è la storia la letteratura l’arte!!!
Simona Vomeri 1 anno fa su fb
Il dialetto???? Vediamo di insegnare per bene l’italiano ????, poi le altre lingue!! e magari il dialetto lo impariamo dai nonni o dagli anziani del paese...che non guasta ?
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Questa è una splendida idea! Suggerire di fare un’ora in compagnia degli anziani, non solo per il dialetto ma per l’enormità di cose che hanno da insegnare e tramandare.?
Pier Carlo Apolinari 1 anno fa su fb
Il problema non è che lingua parli, ma cosa sei in grado di dire. Qualsiasi analfabeta cinese conosce il cinese meglio di me!
Tenderloin 1 anno fa su tio
I giovani nel 2030 saranno disoccupati, poveri e senza futuro, in compenso conosceranno il dialetto.
Tenderloin 1 anno fa su tio
L'inglese è fondamentale e andrebbe insegnato fin dall'età prescolare. Non perchè l'inglese è la lingua parlata dagli americani, ma perchè è quella con cui i cinesi comunicano con il resto del mondo (o volete imparare il mandarino?). Se uno parla correttamente inglese saprà muoversi in maniera agile e avrà maggiori opportunità in questo mondo che ogni giorno diventa sempre più piccolo.
flowerking 1 anno fa su tio
@Tenderloin In Svizzera se vuoi un lavoro di un certo livello devi parlare lo Schwiizerdütsch, altro che inglese!!!
Nicklugano 1 anno fa su tio
@Tenderloin Anzitutto va detto che lo Schwiizerdütsch è una malattia della gola, non una lingua...
Tenderloin 1 anno fa su tio
@flowerking Quello non lo si impara neppure insegnandolo già dall'asilo. :-)
Gus 1 anno fa su tio
Politici ridicoli!
Sylvia Martins 1 anno fa su fb
Prima le lingue italiano, francese, tedesco. Ma poi far una classa qui voi impare il dialetto. E dopo c’è diverso dialetto.
Chiara Fabiano Gem 1 anno fa su fb
Siamo una nazione che non vuole modernizzarsi... a scuola impariamo 3 lingue (in Ticino): italiano, francese e tedesco, nessuno dei 3 bene però! Io opterei per italiano BUONO e come seconda lingua obbligatoria dalle elementari l’inglese! Il resto come opzione più in là! Così da poter comunicare con il MONDO E NON SOLO OLTRE GOTTARDO! Sapendo poi come il resto della Svizzera tratta il Ticino ed i Ticinesi... impariamo il Tedesco solo per servirli al meglio e non impariamo l’inglese da piccoli... questo chiude parecchie porte... facciamo diventare l’inglese come seconda lingua di comunicazione Svizzera. Lavoro anche con turisti e ditte in svizzera interna, se non parlano tedesco, chiedono l’inglese... nemmeno più il francese! Dobbiamo svegliarci per poter dare occasioni migliori ai nostri figli, alla popolazione ticinese che verrà! Altro che dialetto!!!
Matteo Lapodeko 1 anno fa su fb
Chiara Fabiano Gem si ma se poi vuoi andare all'uni in svizzera
Chiara Fabiano Gem 1 anno fa su fb
Lezioni in inglese per tutte le università svizzere! Non mi sembra giusto nemmeno che un ticinese abbia molte più difficoltà di un svizzero tedesco all’uni! Se come seconda lingua fin dalle elementari in TUTTA la Svizzera si mettesse l’inglese, tutta la Svizzera sarebbe uguale anche nell’istruzione superiore ed universitaria. Dobbiamo uniformarci... siamo nel 2018! Girando la Svizzera mi sono accorta che nemmeno negli hotel in svizzera interna alla ricezione parlano italiano, questo mi è successo a Morschach ad esempio... in un hotel abbastanza rinomato nemmeno poi tanto lontano dal Ticino! Io voterei subito per la prima lingua quella del cantine e la seconda inglese a livello nazionale! E tutto quello che è a livello nazionale, con il passare degli anni, lo si farà in inglese, non più in tedesco! Università, politecnico, militare, politica... inutile imparare tante lingue male (perchè è così che le impariamo, almeno in Ticino) e nemmeno una che ci faccia parlare con il resto del Mondo! Dove andiamo con il francese e tedesco delle scuole dell’obbligo? Il Mondo sta andando verso l’inglese... e noi? Il dialetto ??? che futuro che lasceremo alle popolazioni che verranno ?
Vera Notari 1 anno fa su fb
l'inglese va imparato più avanti. Prima le lingue nazionali
Chiara Fabiano Gem 1 anno fa su fb
Vera Notari con l'inglese hai possibilità a livello mondiale, con le lingue nazionali? Il mondo del lavoro chiede l'inglese...solo in Ticino siamo fissati con il tedesco...
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Beh, mi spiace contraddirla ma le garantisco che per lavoro il tedesco mi ha sempre salvato la vita. Dato che odio a morte l’inglese non lo parlo è mai lo farò. Inoltre se si insiste un po’ trovi addirittura chi parla italiano. Mitica una telefonata con una ditta svedese che ho dovuto fare, la ragazza al telefono parlava solo inglese a macchinetta. Mi è scappato un “ a capisi un tübo”.... non era mica milanese?!?!!????? In ufficio abbiamo riso per settimane. ?‍♀️il dialetto ticinese spacca le frontiere, non deve essere per forza materia scolastica ma non denigriamo le nostre origini.
Carlo Mina 1 anno fa su fb
A 20 anni non è raro avere giovani che parlano italiano, inglese, francese e tedesco, succede in pochi altri paesi al mondo, valutate voi...
Chiara Fabiano Gem 1 anno fa su fb
Carlo Mina ma quanti parlano tutte queste lingue bene uscendo semplicemente dalla scuola dell’obbligo (elementari e medie)? Bisognerebbe puntare sulla qualità e l’utilità per il futuro della nostra popolazione, non sulla quantità!
Manuela Cerutti Schindler 1 anno fa su fb
Sono d'accordissimo X l'inglese come unica seconda lingua... lo sostengo da sempre... Con quello vai in tutto il mondo, con il tedesco solo in Germania e poco in Svizzera tedesca, non ne vale la pena, meglio 2 lingue imparate bene che 4 male...! Inoltre non si dovrebbe obbligare ad imparare molte lingue, c'è chi non è portato... Chi le vuole studiare lo può sempre fare... Per quel che riguarda il dialetto invece, magari in certe materie, la trovo un'idea simpatica... anche per l'integramento in generale
Nicklugano 1 anno fa su tio
E chi lo insegnerebbe ai nostri ragazzi… i maestri frontalieri ?
flowerking 1 anno fa su tio
Il dialetto deve essere mantenuto vivo (quanti giovani lo parlano ancora?), altrimenti fra qualche anno sarà soltanto un lontano ricordo che sarà ricordato unicamente dai nonni ancora in vita. Per cui la scuola potrebbe correre in aiuto, in che maniera non sta a me stabilirlo.
Antonella Ciaccia 1 anno fa su fb
Prima un buon italiano e poi un buon inglese il dialetto va bene...ma a casa propria.In un ambiente ormai internazionale il dialetto e' uso e consuetudine ma non una priorità!
matteo2006 1 anno fa su tio
Assurdo anche solo star qui a commentare una proposta del genere, ridicolo che si sia pure un appoggio a livello di politici e che si stia anche se solo tanto per valutare una proposta simile. Tio perchè non approfondisce sui costi della politica in ticino, o il Pronzini di turno con le sue interrogazioni perchè non iniziano a snocciolare cifre chiare e precise di quanto costa tutto questo cinema che i nostri politici e governanti ogni giorno tirano in piedi
sedelin 1 anno fa su tio
ufelee, fa 'l tò mesctee!
francox 1 anno fa su tio
Sii scià da insegnà ul dialett dala feruvia, par forza. Se no quell dala vall di gatt (mesolcina) al capiss mia quel che cünti sü me, che sum dala vall da mügg.
albertolupo 1 anno fa su tio
A mi la’m par un’idea balorda (e al so gnanca se ho scritt giust).
Tenderloin 1 anno fa su tio
Ma davvero si sta aprendo il dibatttito sulla proposta folkloristica di Marioli? Non bastava farsi 4 risate per poi tornare a pensare a cose più importanti?
skorpio 1 anno fa su tio
Io parlo dialetto e mi dispiace che sta andando perso, ma i giovani di oggi dovrebbero prima imparare l'italiano.....e poi, ci sarebbero abbastanza docenti in grado di farlo.....
Evry 1 anno fa su tio
Allora avanti aistruire certi docenti per i quali sarebbe certamente più facile inseganre i dialetti lombardi o napoletani...
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Ok ma quale dialetto? In Ticino un docente di Ambrì (per esempio) non può insegnarlo a Biasca, sono praticamente due lingue diverse?‍♀️Dite che si riesce a trovare un docente per ogni regione?L’idea è carina, ma come ho già detto in un altro post, non è il caso che imparino l’italiano in maniera decente e inglese + tedesco? Ci sono sempre le materie opzionali per il dialetto.
Laura Bernasconi 1 anno fa su fb
Opinabile , mai sentito parlare il resto dei confederati??? I quali non si sognano neanche di parlare il buon tedesco nemmeno a scuola, ma ogni cantone parla il suo dialetto ???? Non dico che dobbiamo arrivare a quello, ma almeno il dialetto piu recente, quello "modernizzato" si potrebbe fare. Che poi a quello regionale ci potrebbero pensare i nos vecc ?. A Franco Lura mi sentirei di rispondere, ma proprio lei lascerebbe morire il dialetto ??? La cosa triste e che lo si sia lasciato perdere, per farei fighi, per non essere giudicati buzzurri ???. E cosi che si perde poco a poco la propria identita.
Sandra De Matteis 1 anno fa su fb
Laura Bernasconi come già detto il dialetto si impara in casa...si parla in casa...sento tante(ancora poche) mamme e papà parlare ancora il dialetto ai bambini. Altri/e parlare in italiano assolutamente. La cultura e il dialetto tradizionale di ogni singolo paese va insegnata in casa,per le piazze. La scuola è ...altro
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Laura Bernasconi Il dialetto modernizzato? Quindi una nuova lingua per tutto il cantone? ... non so se ho capito correttamente il suo pensiero, per quello chiedo
Laura Bernasconi 1 anno fa su fb
Molti di noi usano ancora parole del vecchio dialetto...un esempio...i portugai........se la usi con alcuni oggi non sanno cosa sono ........vedo la differenza con mio figlio 38 anni cresciuto a pane e dialetto se ogni tanto uso una parola di quando parlavo con mia nonna mi chiede cosa vuol dire....???
Laura Bernasconi 1 anno fa su fb
Sandra de matteis infatti, da noi si sta perdendo identita e tradizioni, a discapito del globalismo. L' identita per me inizia gia dalla lingua con la quale comunichiamo. Mi dica poi come pensa di insegnarlo a casa e nelle piazze, se la maggior fonte di conoscenza ormai vive nelle case anziani. Bella poi quella delle piazze....ma se sti bambini a furia di sport ed altro tempo di stare in piazza non ne hanno piu ????
Esty Minion 1 anno fa su fb
La penso come Leila Bianchi...il dialetto si impara a casa e la scuola da la possibilità di in buon italiano, tedesco e inglese che oggi come oggi è importantissimo. Permetto di dire che io sono Svizzera tedesca e sono cresciuta la, e noi già ai tempi la, a scuola potevamo solo parlare il tedesco e non il Schwizerdütsch... quello si parlava solo fuori scuola e lo fanno tutt'ora così e lo parlano tutti ancora perfettamente.
Sandra De Matteis 1 anno fa su fb
Laura Bernasconi bisogna insegnargli la comunicazione verbale con la gente del posto dove si abita e chi parla dialetto non è tutto in casa anziani.Mi guu 58 ann e sum a cà mia.Ma i genitori oggi lasciano volentieri telefonini...tablet e tv e computer ai bambini....così stanno tranquilli.So che mi tirerò addosso le ire di tanti genitori ma....pensateci su e dite che non è vero (certo non tutti i genitori...ne conosco parecchi che non sono così tecnologici)
Laura Bernasconi 1 anno fa su fb
Anca mi an go 58, a ca sempra parlo in dialett, e anca cul nevud em cumincio presct, ar purtavum anca ai cumedi in dialett ???, purtropp tanc vecc, tanc noni i scta mia asee cui nevud ??
Gabriella Corti Faldo 1 anno fa su fb
Laura Bernasconi ci sono bambini che non sanno nemmeno esprimersi bene in italiano! Per favore! Italiano e principalmente inglese e tedesco , ma il dialetto... per cosa? I nostri figli sono avanti e vogliono uscire dal Ticino o dalla Svizzera, con l’inglese si va ovunque.
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Laura Bernasconi Ammetto umilmente la mia abissale ignoranza, cosa vuol dire portugai? Per assonanza direi portoghesi... ma non farei che confermare la mia incompetenza nei dialetti. Cosa significa? E di che regione è??
Leila Bianchi 1 anno fa su fb
Laura Bernasconi ... nevot è più o meno della Riviera (Lodrino e dintorni) o per lo meno la mia nonna diceva così. Nevud di dov’è? In Leventina (bassa) io ho sempre sentito neot. Al posto di purtavum era portaom. ???
Sandra De Matteis 1 anno fa su fb
Ogni regione e anche quasi ogni paese ha la sua cadenza e dialetto con parole diverse o simili ma con cambi di vocali. I pertugai sono le arance...
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