BELLINZONA
14.06.18 - 18:000
Aggiornamento 19:24

«Non ce ne frega niente della parità all’acqua di rose»

Brindisi al femminile per annunciare cinque ingredienti fondamentali per la parità tra uomo e donna

3 mesi fa «Io accuso»: protesta davanti al TPF

BELLINZONA - Dopo la protesta davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona, dove nel corso della mattinata il Gruppo donne dell’USS Ticino e Moesa  ha manifestato per denunciare, al grido di «Io accuso», la condizione di discriminazione subita dalla popolazione femminile tanto nella vita privata quanto in quella professionale, il dibattito sulla sfruttamento femminile è continuato alle 17.30 alla Casa del Popolo. Un evento organizzato dal Gruppo Donne Unione sindacale svizzera e dal Coodinamento Donne della sinistra, durante il quale sono stati fissato gli ingredienti fondamentali per una giusta parità tra uomo e donne. Intenti chiari sin dal titolo dell’incontro: “Parità all’acqua di rose? Non fa per noi”.  Un messaggio chiarito subito dall’intervento di Pepita Vera Conforti: «Non sappiamo che farcene di una parità annacquata con un pizzico di profumo che cinicamente ci vuole mantenere sotto controllo. No grazie, questo non fa per noi». Pepita Vera Conforti ha invitato tutte le donne ad unirsi, ad evitare “le divisioni all’interno del mondo femminista di sinistra”, perchè solo unendosi si puo’ combattere «un sistema che ancora oggi mantiene la discriminazione sessuale come forma di potere e controllo, talvolta volontariamente - come per le disparità salariali - talvolta in modo meno consapevolmente - come per le scelte professionali».

Chiari invece gli obiettivi da raggiungere espressi nel discorso della sindacalista Unia Chiara Landi. «Dobbiamo lottare per una concreta riduzione del tempo di lavoro, per il miglioramento delle condizioni di salute, sicurezza e benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, nonché per migliorare l’equilibrio fra lavoro e vita privata e per rendere le persone padrone del proprio tempo. Dobbiamo combattere per rafforzare i contratti collettivi con salari dignitosi ed estenderli il più possibile a tutti quei settori a bassa remunerazione occupati principalmente da donne. Dobbiamo combattere per rafforzare lo stato sociale, per l’estensione del congedo maternità, per l’istituzione del congedo parentale, e per un servizio pubblico di qualità per la prima infanzia».

Chiara Landi ha posto l’accento su un aspetto sottovalutato: «Spesso la discussione sulla precarietà considera il solo lavoro lucrativo. Tuttavia per comprendere la condizione in cui vivono le donne, il precariato deve essere inserito in una dimensione più ampia, che coinvolge tutti gli aspetti della vita. Parliamo dunque di precarietà esistenziale». Parole che servono da antipasto alla manifestazione del prossimo 22 settembre a Berna, davanti al Palazzo federale affinchè si possa «spingere verso il cambiamento».

I 5 ingredienti fondamentali per la parità tra uomo e donna:

  • Parità salariale
  • Riconoscimento del lavoro non remunerato
  • Lotta alla violenza sulle donne
  • Conciliabilità lavoro e famiglie
  • Equa rappresentanza femminile in politica e nelle istituzioni

 

«Sono decenni che le donne si battono per vedersi riconosciuto quello che è un diritto non solo costituzionalmente riconosciuto, ma un diritto che rientra a tutti gli effetti tra i diritti umani: il diritto alla non discriminazione. La campagna che ci vede coinvolte parte innanzitutto dalla rivendicazione della parità salariale sancita dalla costituzione, che prevede, come sapete che a lavoro uguale venga corrisposto un salario di uguale».

Chiara Landi, sindacalista Unia

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