LUGANO
22.09.05 - 14:470
Aggiornamento : 13.10.14 - 13:48

Arriva nelle sale "Face Addict" del ticinese Edo Bertoglio

LOCARNO - Dopo la presentazione all'ultimo Festival internazionale del film di Locarno arriva venerdì anche nelle sale cinematografiche "Face Addict" del regista e fotografo ticinese Edo Bertoglio.

Un film-documentario che è figlio di quel "Downtown" presentato sempre a Locarno nel 2001, nel quale Bertoglio  aveva descritto la scena musicale e artistica della New York tra gli ultimi anni settanta e i primi anni ottanta. Un periodo che il regista ticinese ha vissuto in prima persona.

Con "Face Addict", a distanza di oltre un ventennio Bertoglio è ritornato in quella stessa New York, priva ormai delle torri gemelle e priva soprattutto di quel fermento culturale che aveva caratterizzato i primi anni ottanti. È lo stesso Edo a raccontare il motivo di questo ritorno a New York sui luoghi che lo ha visto protagonista: "Face Addict nasce dal sentimento di urgenza che provo quando mi confronto col mio passato. Racconta le esperienze collettive di alcuni fra i protagonisti della comunità artistica della «Downtown scene» che ho visto nascere, che mi ha ospitato e che, ormai, non esiste più. Sono fuggito da New York con – unico bagaglio – un baule pieno di foto: i miei archivi, le mie immagini, i miei scarti, emulsioni ed emozioni di anni che in me hanno lasciato tracce profonde. Solo a distanza di vent’anni sento di aver raggiunto la serenità sufficiente per ripercorrere quel periodo senza rimpianti né turbamenti, con un leggero e insieme intenso distacco; per tornare in quei luoghi, ritrovare coloro che, come me, hanno vissuto, sono sopravvissuti a quegli anni, che li hanno attraversati per diventare qualcosa o qualcuno, per dimenticarli o esserne dimenticati".


Ecco come Edo Bertoglio si è raccontato all'ultima edizione del Festival di Locarno presentando il suo film:

Gli inizi
"Tutto è iniziato nel 1994, quando finalmente ho avuto il coraggio di aprire un baule di fotografie. Ho impegato 4 anni per avere la forza di riguardare le foto del mio passato newyorchese. Ho realizzato quindi una mostra Lugano. poi è arrivato il documentario "Downtown 81" a Cannes e lì è nata l'esigenza di tornare a New York per vedere cosa fosse successo ai miei amici di allora. Ho aperto quindi un secondo baule di foto. Le foto mi danno una forte emozione, e guardandole mi è tornata la voglia di gettarmi  in un progetto artistico, così come accadeva negli anni ottanta,  ma questa volta senza la presenza della droga".

Le origini e il Ticino
"Nel film racconto quella che è stata la mia avventura in quegli anni di grande fermento culturale. Ma ci sono  anche temi universali, come ad esempio il tema  del ritorno alla vita e  alle origini. La riscoperta delle radici è stato vitale, mi ha dato la forza di cominciare da capo una nuova vita. Per me è  importante, oggi, tornare a quel passato e rivivere - tramite questo documentario - una nuova esperienza artistica.
Ero andato via dal Ticino, perchè questo cantone non mi offriva il materiale necessario per realizzare ciò che volevo. Ero drogato di visi e New York mi dava la possibilità di mettere a frutto i miei desideri artistici. Poi, ho avuto bisogno di aiuto, e l'ho trovato qui in Ticino, nei miei vecchi amici, nella mia famiglia. Nella vita di un uomo le radici sono molto importanti".

New York
"New York oggi è molto diversa rispetto agli anni ottanta. Oggi non c'è una comunità  che vuole  creare qualcosa di artistico, manca quel clima amichevole e di aggregazione che aveva caratterizzato il nostro gruppo.  I giovani newyorchesi sono molto motivati, non fanno uso di droga - e questo è un bene -  sanno gestirsi molto meglio, ma hanno il mito del business. Sono degli ottimi manager di se stessi. Non vivono in comunità, non creano insieme. Noi volevamo solo un riconoscimento artistico dai nostri amici, loro invece oggi cercano i contratti con le gallerie e con le case discografiche. New York, oggi,  si è uniformata a tutte le altre grandi metropoli, è diventata come Parigi e Londra: un enorme shopping-center".

La droga
"La droga ha fatto capolino nella mia vita tra il 1979 e il 1980. Oggi sono drogato di visi, e questa è una droga  che si può prendere in qualunque dose".

La serenità di oggi
"Oggi finalmente posso dire di aver raggiunto la serenità, un termine che ora posso usare. Prima no".

Non posso dire di essere un vincente
"Guardandomi indietro non posso certo dire di essere un vincente.  Troppi amici sono morti di Aids e di droga. È rimasta la loro arte e la loro musica. Coloro che invece  - come me - sono sopravvissuti hanno avuto modo di ricostruirsi un'altra vita. Ma dopo un'esperienza di quel genere non possiamo dire di aver vinto.

 

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