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CAMERE FEDERALIPiù mezzi per sostenere i vini svizzeri (e ticinesi)

11.03.24 - 17:44
Una mozione accettata oggi dagli Stati chiede 9 milioni all'anno per fronteggiare la concorrenza estera. Il calice passa ora al Governo.
Ti-Press
Fonte ats
Più mezzi per sostenere i vini svizzeri (e ticinesi)
Una mozione accettata oggi dagli Stati chiede 9 milioni all'anno per fronteggiare la concorrenza estera. Il calice passa ora al Governo.

BERNA - Per far fronte all'agguerrita concorrenza estera, soprattutto dall'Italia, i mezzi destinati alla promozione dei vini svizzeri vanno fissati a 9 milioni di franchi l'anno, a condizione che adempiano ai criteri di qualità e sostenibilità.

È l'obiettivo di una mozione del nazionale adottata oggi anche dal Consiglio degli Stati per 30 voti a 12. Il dossier è così trasmesso al Consiglio federale, contrario alla mozione come la commissione preparatoria della camera dei Cantoni.

Per i sostenitori della mozione, il sostegno della Confederazione agli sforzi collettivi di marketing si sono dimostrati efficaci, specie durante la pandemia. Nel 2020 e nel 2021, dando seguito a una richiesta delle organizzazioni di categoria, Berna ha infatti accordato un aiuto urgente supplementare pari a un milione di franchi. Tale intervento ha favorito un aumento significativo della vendita di vini svizzeri nella grande distribuzione: la quota di mercato dei vini svizzeri è cresciuta dello 0,7%, attestandosi al 37,7%.

Nel 2023-2024, di fronte alle continue difficoltà del settore e alla forte concorrenza estera, il parlamento ha aumentato il sostegno a 9 milioni di franchi. La mozione vuole fare in modo che tale somma sia garantita anche per il periodo 2025-2027. Secondo Fabio Regazzi (Centro/TI), il sostegno dei vini esteri in Svizzera dispone di somme ben superiori: per l'Italia si parla di 18 milioni di franchi. per promozione e ribassi.

Il "senatore" ticinese - sostenuto da altri colleghi originari come lui di cantoni vinicoli, come Carlo Sommaruga (PS/GE), Pascal Broulis (PLR/VD) e Marianne Maret (Centro/VS) - ha citato anche le concessioni che la Svizzera sarebbe pronta a fare per i vini cileni, e forse anche per quelli argentini, tutti elementi che non farebbero che mettere maggiormente sotto pressione i produttori elvetici. Questa mozione, secondo Regazzi, dovrebbe permettere ai vini elvetici di raggiungere almeno il 40% del mercato interno.

Nel corso del sua risposta, che ha ricalcato in parte le argomentazioni della commissione, il Consigliere federale Guy Parmelin - egli stesso ex viticoltore - ha detto di comprendere le preoccupazioni del settore vitivinicolo che negli ultimi anni si è visto confrontato con una difficile situazione di mercato.

Il "ministro" dell'agricoltura vodese ha ricordato che la Confederazione ha tenuto conto della particolare circostanza versando contributi supplementari nel settore della promozione dello smercio e ingenti fondi per la declassificazione del vino svizzero a denominazione d'origine.

Tuttavia, ha sostenuto che la situazione finanziaria attuale non è delle migliori e che non è il caso di fissare nella legge un importo fisso, poiché ciò limita il margine di manovra del governo. Parmelin ha anche ricordato che le risorse disponibili per la promozione dello smercio vengono attualmente ripartite tra i vari prodotti agricoli sulla base di un'analisi di portafoglio effettuata secondo criteri oggettivi; se la Confederazione dovesse versare più denaro al settore vitivinicolo ne mancherebbe per altri prodotti, creando una disparità di trattamento, ha affermato.

A parere dell'ex agricoltore, l'accettazione della mozione comporterebbe insomma una disparità di trattamento del settore vitivinicolo rispetto agli altri rami agricoli; il sostegno finanziario di 9 milioni l'anno per la promozione dello smercio del vino sarebbe superiore a quello a favore di tutti gli altri prodotti dell'agricoltura svizzera.

Oltre a ciò, vincolare la promozione dello smercio da parte della Confederazione a criteri di sostenibilità e qualità, come richiesto nella mozione, renderebbe il provvedimento ancora più complesso e difficilmente applicabile nella pratica, ha aggiunto Parmelin.

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