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SVIZZERA
24.09.21 - 16:030
Aggiornamento : 18:00

Test Covid: una «mezza misura» che scontenta molti

Chi chiedeva tamponi gratuiti per tutti è rimasto deluso, ma anche chi li voleva a pagamento non è soddisfatto.

Solo il Centro e i Verdi liberali hanno accolto con favore la proroga decisa oggi dal Consiglio federale.

BERNA - La decisione odierna del Consiglio federale di prorogare, dopo il 10 ottobre, la gratuità dei test Covid solo per chi ha già avuto la prima dose di vaccino, ha fatto parecchi scontenti. In primo luogo i partiti e le associazioni che chiedevano tamponi gratuiti per tutti, ma anche il PLR che al contrario vuole che siano a pagamento.

L'UDC ribadisce che l'obbligo di certificato è una misura «arbitraria e discriminatoria per ampie fasce della popolazione». Le persone che non intendono vaccinarsi dovranno pagare di tasca propria i test se non vogliono essere escluse dalla vita sociale ed educativa, «un onere finanziario inaccettabile» soprattutto per i giovani, secondo il partito.

Anche il PS ritiene che i test dovrebbero rimanere gratuiti, soprattutto per i giovani sotto i 25 anni. Il partito auspica anche nuovi sforzi per aumentare il tasso di vaccinazione. Solo se si fanno progressi nella vaccinazione, «l'estensione dell'obbligo del certificato potrebbe essere gradualmente ritirata», ha indicato il partito all'agenzia di stampa Keystone-ATS. I socialisti invitano i cantoni, le istituzioni educative e le grandi aziende «a partecipare ai test di massa finanziati dalla Confederazione e a organizzare ulteriori opportunità di vaccinazione in loco».

In un comunicato, i Verdi parlano di «mezza misura». «I test Covid devono rimanere gratuiti per tutti», nota la consigliera nazionale vodese Léonore Porchet, citata nel testo. «È importante che il maggior numero possibile di persone possa continuare ad essere testato». Il partito ritiene inoltre incomprensibile «che il Consiglio federale ignori la volontà della Commissione della salute del Consiglio nazionale», a maggioranza favorevole alla gratuità.

Per l'Unione svizzera arti e mestieri (Usam) «finché il certificato sanitario è obbligatorio, i test devono rimanere gratuiti». In caso contrario una parte della popolazione sarà sistematicamente esclusa e le aziende continueranno a vedere diminuire le loro entrate, precisa un comunicato. L'Usam chiede quindi al Consiglio federale «uno scenario vincolante di uscita dalla certificazione obbligatoria alla normalità». Dello stesso parere HotellerieSuisse.

Anche l'organizzazione sindacale Travail.Suisse ritiene che l'obbligo di certificato giustifichi la gratuità dei tamponi e ha già annunciato che in consultazione chiederà di prorogare la copertura dei costi.

Anche il PLR si è detto «deluso» dalla decisione del Consiglio federale, ma per motivi diametralmente opposti. I liberali-radicali esigono infatti la fine dei test gratuiti e hanno invitato il governo a «garantire almeno che, dalla fine di novembre, i costi dei test non siano più a carico della collettività». Il partito ha nuovamente sottolineato che «la vaccinazione, accessibile a tutti gratuitamente, è l'unico modo per combattere efficacemente il virus e tornare alla normalità».

Il Centro invece ha accolto con favore la proroga decisa oggi. «Questo permette di prendere appuntamento per la vaccinazione», ha scritto il partito sul suo account Twitter. Sulle stesse posizioni anche i Verdi liberali.

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