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27.04.21 - 16:300
Aggiornamento : 17:29

Accordo quadro: i Cantoni chiedono più tempo

Lo ha dichiarato oggi il presidente della Confederazione. Si chiede di attendere prima di avviare la consultazione

BERNA - Dopo l'incontro odierno col presidente della Confederazione, Guy Parmelin, sui rapporti tra la Svizzera e l'Ue, i Cantoni hanno chiesto più tempo prima dell'avvio della consultazione ufficiale e maggiori informazioni sull'accordo istituzionale, ora in fase di stallo, con Bruxelles.

Lo ha dichiarato oggi lo stesso Parmelin a Keystone-ATS dopo la riunione. «I governi cantonali hanno bisogno di tempo per discutere il risultato dei colloqui - infruttuosi, ndr - con Ursula von der Leyen», ha spiegato Parmelin dopo l'incontro presso la Casa dei Cantoni a Berna.

Nel primo pomeriggio, Parmelin ha informato la Conferenza dei governi cantonali sui colloqui avvenuti venerdì scorso con la presidente della Commissione europea. Il segretario generale della Conferenza dei governi cantonali, Roland Mayer, ha dichiarato a Keystone-ATS che «il Consiglio federale ha dato prova di trasparenza fornendo informazioni complete e chiare. Ci consulteremo con i governi cantonali per fare una valutazione politica».

La consultazione richiederà del tempo, ha aggiunto Mayer. «Non abbiamo ancora definito un calendario». Tuttavia, il Consiglio federale ha espresso il desiderio che il parere sia dato rapidamente. Si è stabilito che la consultazione avverrà per iscritto: «Per noi è importante che i governi cantonali siano adeguatamente coinvolti e ciò richiede che la consultazione avvenga per iscritto», ha sottolineato Mayer.

A differenza dei Cantoni, la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha già preso lunedì una posizione chiara sull'accordo quadro, raccomandando al Consiglio federale di proseguire senza indugio i negoziati con l'UE e di presentarne il risultato al Parlamento.

L'omologa commissione degli Stati, dal canto suo, si è mostrata più prudente, astenendosi dal pubblicare una posizione per non indebolire il Consiglio federale. Il presidente della commissione Damian Müller (PLR/LU) ha tuttavia dichiarato ai media che la rottura dei negoziati rimane ancora un'opzione. Tocca all'Ue, secondo Müller, darsi una mossa e proporre soluzioni concrete sui punti controversi dell'accordo.

Pomo della discordia tra l'Ue e la Confederazione rimane la libera circolazione delle persone, ha affermato ieri sera il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis. Per la Svizzera, la libera circolazione delle persone è soprattutto la possibilità per i lavoratori e le loro famiglie di stabilirsi nella Confederazione, mentre Bruxelles vuole estendere tale principio a tutti i cittadini europei.

La seconda «differenza fondamentale» è la diversa interpretazione delle misure riguardanti il diritto del lavoro. Per la Svizzera, le misure di accompagnamento prevedono la protezione dei salari al fine di contrastare eventuali abusi, mentre l'Ue desidera evitare distorsioni della concorrenza sul mercato del lavoro.

Il Consiglio federale ha anche chiarito di essere disposto, se necessario, a non firmare l'accordo: «Senza soluzioni soddisfacenti in questi settori, il Consiglio federale crede che l'accordo non sarebbe in grado di ottenere una maggioranza», ha sottolineato il consigliere federale ticinese e capo della diplomazia elvetica.

Intanto la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N) ha sostenuto una mozione - 17 voti contro 6 - in cui chiede che il Parlamento, il popolo e i cantoni siano consultati sull'eventuale attuazione dell'accordo.

La mozione, presentata dal "senatore" Beat Rieder (PPD/VS), anticipa l'eventuale firma dell'accordo quadro con Bruxelles da parte del Consiglio federale. Il Governo avrebbe poi la responsabilità di presentare al Parlamento una base giuridica che definirebbe il processo democratico per l'adozione dinamica del diritto europeo.

La nuova legislazione dovrebbe garantire che il Parlamento, il popolo e i cantoni vengano consultati in una fase iniziale. Secondo il promotore della mozione, fornirà una base democratica per l'accordo, chiarirà le competenze delle Camere federali nello sviluppo dinamico del diritto e aumenterà l'accettazione dell'accordo.

 

 

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