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SVIZZERA
26.02.21 - 18:030
Aggiornamento : 27.02.21 - 08:53

«La mia scelta più dura: chiudere le frontiere»

Il lockdown e la limitazione della libertà l’hanno colpita molto. Accetta le critiche. Fa parte del gioco.

Intervista alla Consigliera federale Karin Keller-Sutter.

Fonte Daniel Waldmeier/20 MIN
elaborata da Sal Feo
Caporedattore

BERNA - È stata meno sotto i riflettori, rispetto ai suoi colleghi Alain Berset e Simonetta Sommaruga. Quando è stato stressante per lei questa annata Covid? È stanca anche lei di questo virus?
“Per il Consiglio federale il peso della responsabilità si è fatto sentire molto. Oltre al Covid c’era anche la normale attività governativa da portare avanti. Oggi, dopo un anno di coronavirus, abbiamo tutti un solo desiderio, quello che tuto questo possa finire al più presto. Dobbiamo solo continuare a rispettare le regole ed essere disciplinati. Sono convinta che con la vaccinazione saremo in grado di uscire da questa situazione”.

Un momento dell’anno che è stato per lei particolarmente pesante?
“Il 16 marzo del 2020: quando abbiamo dovuto annunciare il lockdown. Ero alla conferenza stampa e per la prima volta dalla seconda guerra mondiale abbiamo dovuto chiudere i confini. Le frontiere chiuse era qualcosa che avevo sentito solo dal racconto dei miei genitori. Il lockdown e quindi la limitazione della propria libertà, mi ha molto colpita interiormente. Che sia chiaro: ho preso questa decisione insieme ai miei colleghi di governo. Ho deciso di fare la Consigliera federale per proteggere la libertà dei cittadini, non certo per limitarla”.

Si parla di alcuni fornitori di pacchetti vacanza che vogliono far entrare nei loro hotel solo persone vaccinate. Pensa che anche la Svizzera arriverà a chiedere certificati di vaccinazione?
“È ipotizzabile che possa verificarsi uno scenario simile. Le misure sanitarie di confine sono però di competenza del signor Berset”.

Nell’ultimo periodo non sono mancate critiche al vostro lavoro. Molti pensano che la tempistica sulle restrizioni sia stata lenta. Ritiene che il Consiglio federale venga criticato eccessivamente?
“Fa parte del gioco. Le critiche bisogna prenderle in considerazione quando si ha la responsabilità della gestione di uno Stato. Siamo ben consapevoli che possiamo sbagliare e che ci sarà sempre qualcuno che ci criticherà. Però ci sono tante persone che sono contente del fatto che il Consiglio federale prenda delle decisioni e li protegga. Riceviamo molte lettere dai cittadini, perfino regali. Abbiamo sicuramente commesso degli errori, e forse ne faremo altri, di questo siamo consapevoli. Ma tenete conto che a volte bisogna prendere delle decisioni veloci in situazioni poco chiare. Peggio sarebbe non prendere decisioni. Meglio sbagliare e poi correggersi, anziché non fare nulla”.

Legge anche le critiche oppure le vengono risparmiate?
“Leggiamo tutte le critiche e rispondiamo pure. Ma la maggior parte delle lettere che arrivano sono positive. La gente sa che abbiamo un compito difficile. Trovare il giusto equilibrio in una tale pandemia non è sempre una cosa ovvia. A volte ho pensato ai consiglieri federali in tempo di guerra. Le difficoltà erano maggiori durante la prima e la seconda guerra mondiale. Ora siamo almeno in grado di attutire le conseguenze della pandemia con mezzi finanziari grazie a un buon sistema sociale”.

In qualità di ministro della giustizia, comprende i Cantoni che si rifiutano di chiudere le terrazze dei ristoranti?
“Il Consiglio federale si aspetta che i Cantoni rispettino il diritto federale”.

Lei come arriva a farsi un’opinione? Segue le indicazioni scientifiche? Ascolta le opinioni delle persone attorno a lei?
“Da una parte c’è una base scientifica su cui mi appoggio, dall’altra c’è l’esperienza politica. È importante considerare le questioni sociali ed economiche. Il Consiglio federale ha sempre cercato di trovare una soluzione equilibrata. Una pandemia come questa non è roba da partiti politici. Spesso abbiamo dovuto scegliere tra due cattive soluzioni. In una crisi devi saper guidare e decidere. Le discussioni tra noi Consiglieri federali hanno certamente aiutato”.

Ritiene che il governo federale abbia superato l’obiettivo con le varie restrizioni?
“Siamo attualmente ancora in crisi. Solo dopo la pandemia potremo fare un bilancio e capire cosa avremmo potuto fare meglio o in modo diverso. Tuttavia ho l'impressione che abbiamo valutato attentamente la situazione. La Svizzera ha avuto spesso gli occhi dell’Europa puntati addosso, ma noi non abbiamo mai imposto ad esempio le restrizioni come hanno fatto altri Stati. Non c’è mai stata una chiusura con il coprifuoco, dove le persone venivano multate se uscivano di casa. Abbiamo sempre cercato di difendere le libertà fondamentali. In confronto a quei paesi che hanno ampiamente limitato la libertà di movimento, non siamo messi peggio”.

Un estremista anti coronavirus ha messo una taglia su Alain Berset. Quanto è impegnato l'Ufficio federale di polizia (Fedpol) con i cittadini arrabbiati?
“Il panorama delle minacce è cambiato. La Fedpol rileva che il tono nei confronti dei consiglieri federali è diventato più aggressivo e il rispetto nei loro confronti è sicuramente diminuito”.

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