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SVIZZERA«Non si può escludere un attacco terroristico in Svizzera»

19.10.23 - 19:30
Basilea, Berna e Zurigo hanno deciso di vietare l'organizzazione di manifestazioni legate al conflitto in Medio Oriente.
AFP
In Belgio, lunedì sera un terrorista ha sparato a due tifosi di calcio in pieno centro a Bruxelles
In Belgio, lunedì sera un terrorista ha sparato a due tifosi di calcio in pieno centro a Bruxelles
«Non si può escludere un attacco terroristico in Svizzera»
Basilea, Berna e Zurigo hanno deciso di vietare l'organizzazione di manifestazioni legate al conflitto in Medio Oriente.
Per l'esperto di terrorismo Johannes Saal, si tratta di un «segno molto chiaro di un'accresciuta minaccia».

ZURIGO - Niente manifestazioni pubbliche legate al conflitto israelo-palestinese. È il divieto emesso nei giorni scorsi da tre delle principali città rossocrociate: Zurigo, Basilea e Berna. Il motivo? «L'inasprimento della situazione della sicurezza nel contesto del conflitto in Medio Oriente».

Il divieto, per quanto concerne Zurigo, sarà in vigore almeno fino a domenica sera. Basilea ha invece proibito ogni tipo di manifestazione, comprese quelle che non hanno nulla a che vedere con il conflitto in corso, da venerdì a domenica. Berna, dal canto suo, ha preferito essere ancora più cauta: «Non tollereremo, fino a nuovo avviso, manifestazioni legate al conflitto in Medio Oriente. Al momento non siamo in grado di comunicare quando questa misura sarà revocata», ha detto il direttore della sicurezza della città Reto Nause.

Per Johannes Saal, esperto di jihadismo e terrorismo presso l'Università di Lucerna, le ragioni dietro a queste scelte sono chiare: «Come in altri Paesi europei, anche in Svizzera lo scenario di minaccia è attualmente aumentato: non si può escludere un attacco terroristico in Svizzera, sia nel contesto di manifestazioni sul conflitto in Medio Oriente, sia da parte di un autore che non ha nulla a che fare con il conflitto ma agisce come lupo solitario, come è avvenuto a Bruxelles».

«Misure preventive» - «La libertà di espressione è molto importante in Svizzera - il fatto che ora venga limitata è un segnale molto chiaro. Posso ben immaginare che, alla luce dei disordini e degli atti di violenza nei Paesi vicini, si voglia intraprendere un'azione preventiva», continua Saal.

Secondo l'esperto le autorità potrebbero inoltre avere il timore che le istituzioni ebraiche possano diventare un bersaglio in seguito a tali manifestazioni. «Soprattutto a Zurigo e Basilea, le misure di sicurezza nelle istituzioni ebraiche sono state aumentate», spiega, precisando che «c'è una maggiore consapevolezza della situazione nei vari cantoni».

E rispuntano i coronascettici - La vede allo stesso modo Markus Schefer, professore di diritto costituzionale e amministrativo all'Università di Basilea: «La valutazione dei rischi da parte dei servizi segreti federali si è probabilmente rivelata, per quanto concerne le grandi città, piuttosto negativa».

E, oltre alle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente e alle manifestazioni violente tenutesi in altre città europee, a Basilea è stata annunciata anche una nuova dimostrazione dei coronascettici/critici delle misure Covid. Sono attesi partecipanti da tre Paesi, tra cui oratori che diffondono teorie cospirative antisemite e si muovono in ambienti estremisti di destra.

«La gente, nonostante il divieto, manifesterà» - Secondo Schefer difficilmente i divieti emessi spingeranno le persone a non manifestare. «Le autorità sperano però che venga meno gente. E con il divieto hanno una base forte per adottare sanzioni contro i singoli partecipanti».

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