Keystone
GINEVRA
16.06.21 - 17:340

Estremisti islamici a processo a Bellinzona

I due, arrestati nel 2016, si erano recati in Turchia per unirsi alle forze dell'Isis.

Entrambi sono ora in libertà condizionale e attivi lavorativamente a Ginevra.

GINEVRA - Due ginevrini sono da stamani sotto processo al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. Sono accusati di aver violato l'articolo 2 della Legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate. I due imputati, che sono in regime di libertà condizionale, ora prendono completamente le distanze dall'Islam radicale. A.M., che è stato introdotto all'Islam radicale all'età di 18 anni, e H.G., il suo ex mentore, interrogati durante l'udienza, hanno entrambi affermato di non riconoscersi più nell'ideologia del sedicente Stato islamico (Isis).

Dall'estrema destra all'Islam radicale - L'uomo, un 25enne originario di Ginevra, era stato arrestato l'8 giugno 2016 all'aeroporto di Zurigo, di ritorno dalla Turchia, dove aveva trascorso diversi mesi in un campo di addestramento e tentando di unirsi alle truppe dell'Isis in Siria. Il giovane, inizialmente seguace di ambienti di estrema destra, si era radicalizzato attraverso il contatto con il suo amico e coimputato H.G. e altre persone che frequentavano la moschea di Petit-Saconnex di Ginevra.

Le motivazioni - Incalzato dalle domande della corte e del procuratore federale, A. M., a cui è stata concessa la liberazione condizionale dopo sei mesi di detenzione, sta attualmente completando un apprendistato e vive in coppia. Ha spiegato alla presidente del tribunale che si era avvicinato ai movimenti di estrema destra prima e a quelli islamisti poi a causa della sua «volontà bellicosa e della mancanza di amore familiare». Il ginevrino, che ora è in trattamento psicologico, ha preso completamente le distanze dall'Islam radicale: «È ormai storia antica, non farò più quello che ho fatto», ha assicurato alla corte.

Consapevolezza progressiva - Lo stesso vale per il 34enne H. G. Anche questo ginevrino di origine tunisina, figlio unico, ha definitivamente voltato pagina. Ha spiegato dettagliatamente alla corte il suo percorso, dapprima negli ambienti dell'estrema destra ginevrina, dove aveva conosciuto il giovane A.M. nel 2013, per poi passare al movimento islamista che gravitava intorno alla moschea di Petit-Saconnex. H.G. ha detto che a causa delle origini straniere, si sentiva a disagio nelle file dell'estrema destra, il che lo ha portato, ha detto, a trovare «l'analogo arabo» di questo tipo di movimenti e ad aderire agli ideali dell'Isis intorno al 2013-2014, dopo essersi documentato sui social e aver visto video di propaganda, in particolare di Al-Qaida e dell'Isis. «Da allora in poi», ha ammesso, «ero pronto ad andare a combattere in nome dell'Islam e per me si trattava di aiutare i perseguitati e abbattere gli oppressori".

«Disgusto» - Oggi H. G., diventato antiquario a Ginevra, dice di essere «disgustato dallo Stato islamico: ho aperto gradualmente gli occhi sugli orrori commessi da questi combattenti, grazie alle testimonianze che ho sentito quando ero in prigione in Turchia». H.G., che aveva raggiunto la Turchia alla fine del 2014 per unirsi alla zona di combattimento siro-irachena, è stato poi arrestato e messo in un centro di detenzione in attesa dell'espulsione. È stato arrestato al suo ritorno in Svizzera il 9 agosto 2016 e gli è stata concessa la libertà condizionale l'8 maggio 2017. Ora sostiene di essere un musulmano poco praticante e non violento, ed etichetta il movimento islamista come una «deriva settaria».

Le imputazioni - Il Ministero pubblico della Confederazione accusa H.G. di aver lasciato la Svizzera per unirsi all'Isis nella zona siro-irachena dalla fine del 2014 all'agosto 2016, di aver condiviso materiale di propaganda con A.M. e di aver fornito a quest'ultimo un sostegno logistico per integrarlo nell'organizzazione. H.G. è anche accusato di aver aiutato altri simpatizzanti dell'Islam radicale ad unirsi alle organizzazioni combattenti e di averli finanziati. A.M. dal canto suo è accusato di aver lasciato la Svizzera tra la fine del 2014 e il giugno 2016 con l'obiettivo di unirsi all'Isis nella zona di conflitto tra Siria e Iraq e di aver finanziato questa organizzazione.

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