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ZURIGO
23.02.21 - 16:020

La pandemia ha favorito l'antisemitismo

Irruzioni durante le videoconferenze su Zoom o graffiti con svastiche e frasi contro gli ebrei.

Il fenomeno è in crescita e sarebbe alimentato dalla crisi legata al coronavirus

ZURIGO - Irruzioni durante eventi che ricordano l'Olocausto. Hacker che sfruttano piattaforme come Zoom per inviare fotografie di Hitler e altri contenuti di stampo antisemita. Non si tratta di eventi isolati, ma di veri e propri attacchi reiterati - in forte crescita durante la pandemia - ai danni della comunità ebraica. L'aumento delle videocall pubbliche, favorite dalle restrizioni anti covid, è diventata d'altra parte un'occasione ghiotta per i gruppi neonazisti che intendono diffondere odio, come riporta oggi il Tages Anzeiger.

Eventi a catena - Nel solo mese di gennaio, attacchi simili si sono riscontrati durante un evento all'università di Basilea a tema "Studi ebraici" e in occasione di un evento culturale della Comunità ebraica liberale di Zurigo. Nel 2020, "agguati" come questi si sono contati numerosi. Durante un evento virtuale del 1° maggio, organizzato dai giovani socialisti di Zurigo, l'attivista ebreo Miklos Klaus Rozsa è stato additato come antisemita. Ancora, a una conferenza online presso l'Università delle arti di Zurigo nell'aprile 2020 è stato gridato "Heil Hitler". Le indagini in corso indicano quali responsabili gli ambienti vicino al gruppo neonazista di Winterthur "Eisenjugend", che ora si è fuso in una formazione più grande chiamata "Junge Tat". All'inizio di gennaio sono state arrestate sei persone associate a questo gruppo.

Svastiche e danneggiamenti - Si nota, inoltre, un forte aumento di graffiti antisemiti. Tra i peggiori si menziona la profanazione della sinagoga di Bienne con incise una svastica e le parole "Sieg Heil" e "Juden Pack".

La pandemia come concausa - La pandemia in corso sembra essere un "fattore scatenante" del comportamento antisemita sui social media, come riferiscono la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) e la Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo (GRA) nel loro rapporto annuale. Questo include tutti gli incidenti segnalati alle due organizzazioni nella Svizzera tedesca. Nel 2020 sono aumentati dai 523 del 2019 a 532.

«Come mostra la storia, i tempi di crisi sono sempre un catalizzatore dell'antisemitismo - hanno sottolineato al giornale d'oltre Gottardo Ralph Lewin (presidente di FSCI) e Pascal Pernet (presidente di GRA) nella presentazione della relazione annuale -. "Gli ebrei" vengono riconosciuti colpevoli di questa crisi. La pandemia di coronavirus ha anche dato luce a una moltitudine di teorie del complotto, parte delle quali ha un background antisemita. Da un lato, ad esempio, si dice che gli ebrei abbiano deliberatamente diffuso questo virus in tutto il mondo. Altri sostengono che il coronavirus non esista e che alcune famiglie ebree, come i Rothschild, siano all'origine di questa cosiddetta pandemia che mira a sterilizzare e uccidere persone attraverso la vaccinazione».

«Questi cosiddetti "ribelli del coronavirus" - si aggiunge - stanno agendo soprattutto tramite gruppi di "chat" nel servizio di messaggistica di Telegram. La maggior parte dei membri si scambia notizie e opinioni. In uno spazio così chiuso, si può facilmente radicalizzarsi. Dobbiamo prevenire a tutti i costi una tale evoluzione».

Viene infine rilevato un altro problema in questo ambiente: «I tanti confronti con il regime del terrore del nazionalsocialismo e la persecuzione così come l'assassinio degli ebrei in Europa - segnalano Lewin e Pernet -. Tali confronti non sono necessariamente antisemiti. Invitare a indossare una "stella gialla" recante la scritta "non vaccinato" o affermare "ora so cosa gli ebrei devono aver sperimentato durante la Seconda guerra mondiale" sono elementi che testimoniano una mancanza di decenza e conoscenza della storia. La massiccia diffusione di tali parole finisce per banalizzare la Shoah. Dobbiamo quindi opporci a questa strumentalizzazione così che non diventi un volgare argomento di discussione».

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