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BERNA
12.10.18 - 17:440

Chiesti 4 anni di reclusione per il presunto membro della 'Ndrangheta

Il 61enne italiano è accusato di aver partecipato ad una delle più potenti mafie al mondo

BERNA - Il procuratore della Confederazione Sergio Mastroianni ha chiesto oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona una pena detentiva di quattro anni per un 61enne italiano residente nel Seeland (BE).

L'uomo è accusato di aver partecipato alla 'Ndrangheta calabrese, una delle più potenti mafie al mondo. La difesa ha dal canto suo contestato quasi tutti gli addebiti e chiesto l'assoluzione. La sentenza sarà resa nota a una data ulteriore.

Il processo, che si era aperto il 3 settembre, era stato sospeso per organizzare l'audizione di un testimone tramite video conferenza dall'aula di un tribunale della Calabria. Quest'ultimo, membro effettivo della 'Ndrangheta che sta scontando una lunga pena agli arresti domiciliari, è stato ascoltato martedì.

Il testimone ha confermato alcuni aspetti dell'atto d'accusa, ma ha smentito l'appartenenza dell'imputato di origini calabresi all'organizzazione criminale. A suo dire questi «è cresciuto con le famiglie 'storiche' della 'Ndrangheta, ma non vi era affiliato».

Membro attivo - Di tutt'altro avviso il procuratore federale. Stando alla lunga requisitoria odierna, l'imputato è un membro attivo della mafia calabrese. Ha giocato «un ruolo di peso nella cellula di Giussano (in Lombardia) dove si occupava in particolare, dalla Svizzera, della fornitura di armi che prendevano in seguito la strada della Calabria». Il procuratore ha anche ricordato gli stretti legami con altri clan della 'Ndrangheta non soltanto in Lombardia ma anche in Piemonte e in Calabria.

Il procuratore Mastroianni ha passato in rassegna tutti i punti del suo atto d'accusa, per la stesura del quale si è avvalso delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Si tratta di «una prima in Svizzera», ha affermato. Ciò gli ha consentito, nonostante il silenzio dell'imputato - la sua «omertà» - di giungere alla conclusione che il calabrese, residente a Lengnau nei pressi di Bienne (BE), abbia effettivamente partecipato di persona alle attività della 'Ndrangheta e le abbia sostenute dalla Svizzera.

Operazione "Crimine di Torino" - L'imputato, sposato e padre di famiglia, avrebbe preso parte a un vasto traffico di armi acquistate illegalmente in Svizzera. È accusato pure di ricettazione per aver comprato una pistola proveniente da un furto, di infrazione alla legge federale sulle armi per aver detenuto diversi revolver e munizioni senza essere in possesso del porto d'armi, nonché di denuncia mendace e di sviamento della giustizia.

Il Ministero pubblico della Confederazione lo accusa inoltre di aver partecipato a numerose riunioni della 'Ndrangheta in Lombardia e Calabria, di aver assistito a cerimonie d'iniziazione di nuovi membri e di aver attivamente preso parte all'operazione soprannominata "Crimine di Torino". La mafia calabrese aveva, nel 2003 e 2004, commesso diverse azioni con spargimento di sangue a Torino e nei dintorni del capoluogo piemontese.

Il procuratore federale ha alla fine ribadito tutte le accuse e precisato che «la richiesta di pena non supera i quattro anni a causa del lungo periodo di tempo che separa i fatti rimproverati all'imputato dal processo».

«Pura invenzione» - Di tutt'altro tenore le arringhe degli avvocati difensori, Costantino Testa di Berna e Nadir Guglielmoni di Bellinzona. Secondo Testa, l'imputato è effettivamente cresciuto in stretto contatto con la realtà mafiosa del piccolo viaggio calabrese nel quale è nato nel 1957. Numerosi suoi amici d'infanzia sono poi diventati membri attivi della 'Ndrangheta e sono attualmente in prigione. Ma il fatto che li conosca e li abbia frequentati occasionalmente nel corso di vacanze in Calabria non fa di lui automaticamente un mafioso.

Contrariamente a quanto affermato da taluni "pentiti", il suo cliente non ha mai fornito armi alla 'Ndrangheta, ancor meno droga e mai aiutato all'evasione di alcuni suoi membri verso la Svizzera. Si tratta di "pura invenzione", ha detto l'avvocato Testa.

Il legale ha invece ammesso errori di gioventù commessi dal suo cliente che gli sono valse lievi condanne in Italia. Ha tuttavia ricordato i suoi tentativi di uscirne spesso falliti e talune infelici frequentazioni che si sono ritorte contro di lui.

Sorveglianza armata piantagioni di cannabis - L'avvocato difensore ha interamente contestato le accuse rivolte al suo cliente di partecipazione a un'organizzazione criminale, ricettazione e, in gran parte, anche quella di violazione alla legge federale sulle armi e le munizioni.

Ha unicamente ammesso la sorveglianza armata di due piantagioni di cannabis in Svizzera, segnatamente nel canton Berna, per conto di terzi e il possesso di un fucile di caccia. Ha quindi chiesto la sua assoluzione.

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