20 Minuten
ISLANDA / SVIZZERA
08.11.17 - 21:070
Aggiornamento : 22:55

«È stata la paura a mantenerci in vita»

La testimonianza di Dario Schwörer, il padre di famiglia grigionese che con la propria imbarcazione è stato investito da un violentissimo uragano

AKUREYRI - «Un uragano si è abbattuto su di noi», spiega a 20 Minuten Dario Schwörer. Con la moglie e i sei figli, da 18 anni il grigionese sta girando il mondo a bordo della sua barca a vela per tutelare l’ambiente. La famiglia è stata sorpresa da una violentissima tempesta nel porto di Akureyri, nel nord dell’Islanda.

Poco dopo la mezzanotte di lunedì l’imbarcazione è stata investita da un vento burrascoso e tanta pioggia. «Eravamo preparati alle tempeste». I grigionesi avevano intenzione di trascorrere l’intero inverno nel porto. Per questo motivo avevano assicurato il natante con parecchie funi. Ma queste non hanno retto alla furia della natura. «Le corde si strappavano come se fossero cavetti sottili», spiega il 48enne.

La famiglia è stata in grado di riprendere la navigazione e raggiungere il molo più vicino. Ma il tragitto della “Pachamama” (il nome della barca) non è stato dei più agevoli, il natante è infatti stato sballottato contro i piloni di cemento del porto. «Ancora una volta e affondiamo», ha pensato il padre in quei terribili attimi. «È stata la paura a mantenerci vivi in quella situazione». Tutta la famiglia ha infatti reagito «come un orologio svizzero» in quel momento. «Le nostre mani hanno manovrato le pompe all’unisono per evitare che la barca affondasse».

I soccorsi hanno potuto intervenire solo quando la tempesta si è indebolita. Salvando i bambini. Ma lasciare l’imbarcazione è stato un trauma. «È come se fosse la nostra migliore amica. Tutti i nostri figli sono nati su di essa», continua Schwörer fra le lacrime. «È stato incredibile per quanto tempo ha resistito la nostra nave».

Anche il sindaco di Akureyri ha voluto aiutarci subito dopo il disastro. «Una ditta di spedizioni ci ha fornito dei container in cui accatastare i nostri beni». La famiglia andrà invece a vivere da dei conoscenti. Fino a mercoledì, il padre di famiglia ha agito come un’automa. Poi finalmente si è lasciato andare. E sono scese le prime lacrime. Per la famiglia, infatti, la nave non è solo una casa, ma pure uno strumento per raggiungere i propri obiettivi. I propri progetti. «La aggiusteremo».

Per rimettere in acqua il loro natante gli Schwörer hanno deciso di lanciare una raccolta fondi. «Vogliamo che la “Pachamama” abbia ancora un futuro dopo di noi. Vogliamo lasciare la barca ai nostri figli».  

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