Keystone
BERNA/FRANCIA
20.10.17 - 15:570
Aggiornamento : 16:46

Anche Tariq Ramadan accusato di aggressione sessuale

La scrittrice francotunisina Henda Ayari ha dichiarato su Facebook: «Non posso più tenermi questo segreto troppo pesante, è tempo per me di dire la verità»

PARIGI - Non si fermano le accuse di aggressioni sessuali in Francia. L'ultima in ordine di tempo è della scrittrice francotunisina Henda Ayari, che oggi punta il dito contro il controverso studioso islamico svizzero Tariq Ramadan, usando l'hashtag #balancetonporc, equivalente francofono del #metoo nato sulla rete dopo lo scandalo legato al produttore statunitense Harvey Weinstein.

Sul suo profilo Facebook la donna scrive che si tratta di una «decisione molto difficile, ma anch'io ho deciso che sia arrivato il momento di denunciare il mio aggressore, è Tariq Ramadan». La donna precisa che già oggi sporgerà denuncia alle autorità preposte.

Su Facebook, la donna accusa lo studioso di averla stuprata e minacciata. «Ho deciso di denunciare Tariq Ramadan per ciò che mi ha fatto subire. Questa denuncia verrà depositata da oggi. Forse non ho i suoi stessi mezzi finanziari per pagare avvocati e esperti che mi difendano ma andrò fino in fondo alla mia lotta ad ogni costo».

Ayari si dice quindi «consapevole dei rischi» che corre denunciando Ramadan. Se per «molti anni» è rimasta in silenzio - tiene a precisare - è stato «per paura delle rappresaglie, perché minacciando di denunciarlo per lo stupro di cui sono vittima, non ha esitato a minacciarmi e a dirmi inoltre che se la sarebbero potuta prendere con i miei figli, ho avuto paura e sono rimasta in silenzio».

Ex salafita, Henda Ayari decise, nel novembre 2015, di togliersi il velo portato da quando aveva 21 anni e denunciare il marito fondamentalista violento. Musulmana praticante, è diventata presidente dell'associazione Libératrices ed ha scritto un libro in cui racconta la sua "liberazione" dal salafismo. Ora, per la prima volta rivela che in quel volume un intero capitolo racconta di quanto accaduto con Ramadan, solo che aveva semplicemente cambiato il nome, per scongiurare «una denuncia per diffamazione».

Oggi però «non posso più tenermi questo segreto troppo pesante, è tempo per me di dire la verità», sottolinea la donna, dicendosi comunque «sollevata» e auspicando che ora anche «altre donne vittime, come me, osino parlare e denunciare questo guru perverso che usa la religione per manipolare le donne.

So che mi colpirà con la sua squadra di avvocati e i numerosi appoggi», conclude chiedendo il sostegno degli amici di Facebook. «Sto per attraversare una grossa tempesta ma non intendo più tacere, tanto meno far marcia indietro in nome di tutte le donne vittime».

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