ZURIGO
03.10.17 - 15:560

36enne morto in cella, è il presunto assassino di Gino Bornhauser

Il processo contro il brasiliano era in agenda per il 12 dicembre 

ZURIGO - È il presunto assassino di Gino Bornhauser, il 36enne brasiliano - in attesa del processo per l'assassinio di un pensionato avvenuto nell'aprile 2016 a Rafz (ZH) - trovato morto ieri nella sua cella, nel carcere dell'aeroporto di Zurigo.

La Procura della regione di Winterthur/Unterland ha aperto un'inchiesta, come d'uso nel caso di decessi in carcere, ha indicato oggi in una nota l'Ufficio per l'esecuzione delle pene zurighese, che non ha voluto fornire ulteriori precisazioni sul caso.

A processo per assassinio, incendio ed altro - Il processo contro il brasiliano era in agenda per il 12 dicembre prossimo al Tribunale distrettuale di Bülach, con l'accusa di assassinio, incendio intenzionale e altri reati.

Il caso Bornhauser - L'uomo era stato arrestato il 31 maggio 2016 a Rafz, al confine tra il canton Zurigo e la semi enclave tedesca incuneata tra questo cantone e quello di Sciaffusa, in relazione alla misteriosa scomparsa, in questo villaggio, del 67enne Bornhauser, avvenuta il 22 aprile precedente. Il brasiliano ha confessato di aver ucciso l'uomo, già suo vicino di casa, ma non ha mai rivelato il luogo dove ha lasciato il suo cadavere, di cui non si è più avuta traccia.

Secondo quanto è emerso dalle indagini e riportato sull'atto di accusa, nel tardo pomeriggio del 22 aprile l'imputato aveva litigato con il 67enne di Eglisau (ZH) su un parcheggio di Rafz, lo aveva picchiato, lo aveva caricato sulla di lui auto e lo aveva trasportato fino a una stradina di campagna presso Hohentengen, località tedesca lungo il Reno a pochi chilometri di distanza. Lì lo aveva estratto dalla vettura e posato a terra, poi gli era passato sopra più volte con l'automobile, fino a che il 67enne era morto sul posto.

Due giorni dopo, l'auto del pensionato era stata ritrovata, completamente bruciata, in un bosco di Lottstetten, appena oltre il confine presso Rafz. Ma il cadavere della vittima non è mai stato ritrovato: l'imputato non ha potuto o voluto ricordarsi dove l'aveva lasciato, indica la procuratrice incaricata del caso.

Il 31 maggio, dopo settimane di intense indagini, il brasiliano era stato arrestato con la moglie, allora 33enne, che era però stata rilasciata un paio di giorni dopo.

Alcuni giorni prima dell'arresto la polizia aveva diffuso un video, filmato con un telefonino da un passante, in cui si vedevano due uomini che litigavano e venivano alle mani su un parcheggio di Raft. Entrambi si erano poi allontanati a bordo della vettura del 67enne.

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