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SVIZZERAIn casa anziani imbottiti di farmaci

08.04.24 - 09:00
L'abuso di farmaci negli ospizi preoccupa: il 43% degli ospiti riceve nove o più principi attivi diversi, con rischi di effetti collaterali.
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Fonte SontagsZeitung
In casa anziani imbottiti di farmaci
L'abuso di farmaci negli ospizi preoccupa: il 43% degli ospiti riceve nove o più principi attivi diversi, con rischi di effetti collaterali.

BERNA - Negli ospizi svizzeri gli anziani navigano in un mare di farmaci. Lo dicono i dati dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Dati che dimostrano che nelle case di riposo svizzere è diffusa la cosiddetta polimedicazione. Insomma, un vero e proprio cocktail di farmaci. In media il 43% di tutti i residenti riceve nove o più principi attivi diversi, e il fenomeno riguarda circa 50.000 anziani in assistenza a lungo termine. Il tema è stato affrontato oggi sulle pagine della SontagsZeitung, dalle quali è emerso che il problema ha caratteristiche diverse nei vari cantoni. L'abuso di farmaci è particolarmente alto a Basilea Campagna, Friburgo, Berna, Obwaldo e anche in Ticino. In questi cantoni, secondo i dati - che va precisato si fermano al 2021 - quasi la metà degli ospiti ha ricevuto nove o più medicamenti contemporaneamente. In altre realtà quali Glarona o Appenzello interno, solo un terzo degli ospiti prendeva un uso così abbondante di medicinali.

Se usati correttamente, i farmaci alleviano un’ampia gamma di disturbi o addirittura salvano vite umane. Tuttavia, un cocktail confuso nasconde dei pericoli. Berna ha più volte messo in guardia sul fenomeno della polimedicazione, in quanto aumenterebbe il rischio di effetti collaterali o renderebbe le terapie del tutto inefficaci. Il problema è molto più complesso di quello che può sembrare. Silvia Gangl, direttrice della casa di riposo St. Elisabethen di Basilea lo spiega bene proprio sul domenicale: «È stato ripetutamente dimostrato che i residenti insistono a voler prendere alcuni medicinali. Alcuni non sarebbero affatto in grado di partecipare alla vita sociale senza una terapia farmacologica mirata. La situazione sanitaria delle persone molto anziane è particolarmente complessa e in passato abbiamo realizzato progetti per cercare di ridurre il tasso di farmaci».

Nelle case anziani gli infermieri si limitano a far prendere agli ospiti i medicinali che i medici prescrivono, quindi se c'è da cercare delle responsabilità, queste sono da attribuire a questi ultimi. «Sono solo loro che prescrivono cure e dosaggi. Bisogna rivolgersi alla professione medica per trovare le ragioni della polimedicazione», prosegue Silvia Gangl.

Max Giger, che per oltre vent'anni è stato membro del consiglio direttivo dell'associazione professionale dei medici svizzeri, è dello stesso parere. «Non mi piace parlare di colpa, preferisco parlare di responsabilità. Quando si tratta di polimedicazione e abuso di farmaci, ritengo che la professione medica abbia molte più responsabilità rispetto al personale infermieristico». Secondo Giger spesso manca la competenza geriatrica. «Purtroppo la medicina geriatrica riceve troppo poca attenzione nella formazione di un medico». La critica è rivolta anche alla mancanza di tempo da parte del professionista. Una volta prescritto un medicinale, difficilmente ci saranno correzioni. Ciò porta inevitabilmente alla politerapia e a conseguenze indesiderate di natura medica come cadute, ricoveri ospedalieri d'urgenza o addirittura la morte. «I medici spesso non hanno la motivazione e il tempo per controllare continuamente i farmaci a casa, come sarebbe necessario per la sicurezza dei pazienti».

Anche per la presidente dell'associazione professionale dei medici svizzeri, Yvonne Gilli, evitare la politerapia è un obiettivo importante e deve essere assolutamente perseguito: «Tuttavia non è facile da raggiungere, anche con un’attenta supervisione. Circa un quarto dei pazienti non vuole interrompere l’assunzione di nessuno dei farmaci».

Terapie farmacologiche che spesso non vengono aggiornate. Secondo uno studio dell’Università di Basilea del 2021, che ha esaminato la situazione in più di 80 case anziani, i farmaci vengono monitorati in media 2,4 volte all’anno. I cambiamenti di terapia avvengono in modo reattivo, cioè «quando si verifica un problema – e non in modo preventivo o continuo per evitare il verificarsi di un potenziale danno».

La coautrice dello studio Franziska Zúñiga ha esortato a una migliore interazione. «È necessario che ci sia uno scambio di informazioni tra medici, farmacisti e infermieri», ha dichiarato al domenicale. «Gli infermieri sono essenzialmente gli occhi e le orecchie sul posto. Nella vita di tutti i giorni osservano se gli ospiti manifestano effetti collaterali, lamentano dolori nonostante gli antidolorifici o prendono addirittura le compresse senza motivo». Queste informazioni devono essere comunicate al medico. «Quindi è importante verificare insieme sul posto se c'è un eccesso di farmaci e se alcuni di questi possono essere sospesi», ha dichiarato.

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