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SVIZZERA
06.12.21 - 15:470
Aggiornamento : 18:05

La richiesta di alcuni medici: «Priorità per i pazienti vaccinati nel triage»

Precedenza a chi ha ricevuto il vaccino? L'Accademia svizzera delle scienze mediche non ne vuole sentir parlare.

Come viene chiarito, infatti, «il triage è consentito solo in base a criteri medici».

Fonte N. Knüsel, D. Graf / 20 Minuten
elaborata da Robert Krcmar
Giornalista in formazione

ZURIGO - La situazione nelle unità di terapia intensiva svizzere continua a peggiorare: sempre più pazienti Covid vengono ricoverati, e gli esperti si aspettano il peggio: «Senza misure efficaci, i medici dovranno presto prendere decisioni di triage (ovvero decidere chi curare, e chi no)» ha messo in allerta l'associazione svizzera delle infermiere e degli infermieri (ASI) in un comunicato.

Alla clinica Hirslanden di Aarau si è già dovuto mettere in atto il triage, e il responsabile delle comunicazioni dell'istituto, Philipp Lenz, ritiene che la situazione sia destinata a peggiorare: «Ciò può portare i pazienti ad arrivare in ritardo alle unità di terapia intensiva, con i relativi rischi per la loro salute».

Una situazione che ha portato alcuni medici, come l'epidemiologo Marcel Salathé, a chiedere che i non vaccinati non abbiano la precedenza nell'assegnazione dei letti di terapia intensiva. Lo ha dichiarato in risposta ad un lettore della NZZ, che sosteneva che coloro che rifiutano il vaccino debbano avere gli stessi diritti di coloro che si sono fatti inoculare le dosi.

«Considerare lo stato di vaccinazione»
Salathé non è l'unico medico che la pensa in questo modo. Anche per l'infettivologo Andreas Widmer, «nel caso del triage nelle unità di terapia intensiva, la considerazione dello stato di vaccinazione dovrebbe essere inclusa nelle linee guida medico-etiche dell'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM)».

Se, come accade attualmente, la stragrande maggioranza dei pazienti nelle unità di terapia intensiva riguarda persone non vaccinate, si devono discutere degli aggiustamenti alle linee guida di triage, per Widmer: «Non è accettabile che i pazienti non vaccinati prendano il posto dei pazienti vaccinati in terapia intensiva e riducano così le loro possibilità di sopravvivenza. La vaccinazione non serve solo a proteggere se stessi, ma aiuta anche a proteggere gli altri».

«Il triage è consentito solo in base a criteri medici»
L'ASSM, nel frattempo, non vuole sentir parlare di criteri di triage adattati. Sibylle Ackermann, a capo del dipartimento di etica, ha dichiarato che capisce il malumore degli operatori sanitari, spesso esausti, «ma noi siamo chiaramente contrari a usare lo stato di vaccinazione come criterio di triage»: «Il triage è consentito solo in base a criteri medici (vedasi box sotto)».

Lo stato di vaccinazione potrebbe però avere un ruolo indiretto in tal senso? Secondo le linee guida SAMV, aggiornate a settembre, va tenuto in considerazione l'onere previsto per il paziente: il fatto che i pazienti Covid con decorso grave rimangano solitamente in terapia intensiva per un periodo molto lungo potrebbe giocare un ruolo. «Ogni valutazione va fatta caso per caso», ha chiarito a riguardo Ackermann.

«Non superare questa linea rossa»
Anche per Michele Genoni, cardiochirurgo e Presidente dell'organizzazione mantello delle società di chirurgia (FMCH) «è chiaro che lo stato di vaccinazione non dovrebbe mai far parte della valutazione per decidere se qualcuno riceva o meno un letto di terapia intensiva. Se un triage è davvero necessario, la persona la cui prognosi è la migliore dovrebbe essere salvata - se si tratta di un paziente non vaccinato Covid o di una vittima di un incidente non conta, deve essere deciso caso per caso».

L'etica medica Ruth Baumann-Hölzle della fondazione "Dialog Ethik" è fermamente contraria a qualsiasi considerazione dello stato di vaccinazione nel processo di triage. Per lei, discriminare i non vaccinati rappresenta una violazione dei diritti umani: «Questa è una linea rossa che non dobbiamo superare», i principi dei diritti umani e della dignità «non dovrebbero essere gettati a mare nemmeno in una crisi, e in questo momento sono messi alla prova» ha concluso.

Come funziona il triage in ospedale?
Per i medici è prassi soppesare i benefici delle diverse forme di terapia, secondo il medico di terapia intensiva dell'Ospedale cantonale di San Gallo Miodrag Filipovic, «ma in una situazione di triage, il peso è molto più grande». Da un lato, l'inizio di terapie urgenti non deve essere ritardato, dall'altro, le decisioni richiedono un'attenta considerazione.

Queste decisioni sono prese solo dai medici più esperti in stretta consultazione con i colleghi di altre discipline e il personale infermieristico. La velocità poi dipende anche dal numero di pazienti: «Fa differenza se sono due o dieci i pazienti considerati per un letto libero».

Secondo Sibylle Ackermann, «si trattano i pazienti che hanno le migliori prospettive di sopravvivenza a breve termine. La decisione dovrebbe essere presa solo sulla base di considerazioni mediche. Comunque, i pazienti che non ricevono un letto di terapia intensiva nella situazione di triage sono comunque trattati: «L'obiettivo terapeutico si sposta dal recupero al sollievo del dolore e della difficoltà respiratoria», per esempio.

 

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