Tamedia
SVIZZERA
24.10.21 - 21:370

Il timore di un'ondata invernale a causa di un contact tracing inefficiente

Col calo delle temperature, i contagi tornano ad aumentare. Ora è fondamentale individuare i luoghi di contagio

Fonte 20 Minuten / Noah Knüsel
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - Con le temperature in calo, stiamo piano piano tornando a vivere la nostra quotidianità negli spazi interni. Già lo scorso settembre, il vicepresidente della taskforce scientifica nazionale Urs Karrer aveva detto: «Ci aspettiamo un'accelerazione della pandemia, non appena tornerà il freddo». E sembra che in effetti siamo arrivati a questo punto: negli scorsi giorni Patrick Mathys dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) aveva in effetti osservato che in diversi cantoni il numero dei contagi è tornato ad aumentare.

Ora sono più importanti che mai misure come i test su vasta scala e un contact tracing efficiente, secondo l'epidemiologo Andreas Cerny. L'esperto spiega che con la variante Delta predominante, le catene di contagio diventano più lunghe. E con il tracciamento dei contatti non si tratta soltanto d'interromperle, ma anche e soprattutto di capire dove si siano contagiate le singole persone.

La critica dalla politica - Tuttavia con i dati attualmente a disposizione delle autorità, in Svizzera risulta essere molto difficile individuare i singoli focolai di contagio. Come spiega l'UFSP, la banca nazionale del contact tracing non consente di giungere a conclusioni a livello nazionale. E anche dai dati disponibili in diversi grandi cantoni emerge che il luogo d'infezione è spesso sconosciuto. In Argovia, per esempio, riguarda la metà dei nuovi contagi registrati dall'inizio di settembre. Nella maggior parte dei casi i contagi avverrebbero in famiglia, come mostrano altri dati.

«È un'informazione nulla» afferma il consigliere nazionale Martin Bäumle (Verdi liberali). «Dobbiamo sapere come il virus è arrivato all'interno della famiglia». E per arrivare a tanto, sono necessari più dati, come afferma il politico, che sin dall'inizio della pandemia ha sviluppato un proprio modello per il rilevamento dei dati: «Mi sorprende che dopo oltre un anno e mezzo di pandemia, i Cantoni non siano ancora in grado di tenere sotto controllo il tracciamento».

«Il contact tracing va rafforzato» - «È necessario effettuare un tracciamento a ritroso, tenendo conto nel dettaglio delle attività delle persone infette fino al momento dell'infezione» afferma Baümle. Con oltre mille casi al giorno, per un'analisi di questo genere sono necessarie più forze che in una situazione con un centinaio di contagi quotidiani. «Ma sono costi che dobbiamo accettare se vogliamo evitare nuove chiusure».

Ora i Cantoni dovrebbero pertanto rafforzare la loro attività di contact tracing, sottolinea ancora il consigliere nazionale: «Quest'estate quasi tutti si sono lasciati sfuggire la possibilità di effettuare un tracciamento efficace, nonostante il numero basso di contagi». E Bäumle tira in ballo anche la Confederazione: «La collaborazione tra l'UFSP e i Cantoni non ha funzionato a dovere».

Il tracciamento non è il rimedio a tutti i mali - Il contact tracing zurighese respinge le critiche di Bäumle: «Siamo pronti per affrontare un'eventuale ondata autunnale» afferma il responsabile Beat Lauper, sottolineando che se necessario la capacità può essere raddoppiata in poco tempo

Per quanto riguarda un tracciamento a ritroso completo, Lauper ritiene che tale metodo possa aiutare, «ma non è nemmeno un rimedio a tutti i mali». Lo sforzo è molto. E l'esperienza di altri Cantoni mostra che spesso non si scopre più di quanto si sapesse già prima di effettuare il tracciamento.

Inoltre, spesso si raccolgono informazioni ormai troppo datate per essere utili a interrompere una catena d’infezione. Comunque, a Zurigo il tracciamento a ritroso viene già effettuato, in particolare per i giovani e le persone più mobili.

Il luogo di contagio non noto - In generale, il luogo del contagio è noto all'incirca nel 42% dei casi. In un altro 18% è sospetto, afferma Lauper: «Non stiamo quindi messi tanto male nel confronto internazionale».

«È difficile determinare l'esatto luogo di contagio di una persona infetta» afferma Yann Hulmann, portavoce dell'UFSP. Molte persone semplicemente non hanno alcuna idea di dove possano aver contratto il virus. Non è quindi fondamentale soltanto la collaborazione dei Cantoni, ma anche quella «della popolazione».

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