Noah Knüsel
ZURIGO
28.09.21 - 23:550

«È il lavoro che amo, ma rinuncio per colpa del Covid»

Il personale infermieristico è logorato dalla pandemia. E c'è chi getta la spugna.

Molti, anche giovani, ne hanno abbastanza: «La pressione è enorme», racconta un'infermiera che ha rinunciato alla professione a causa dello stress.

Fonte 20 Minuten / Noah Knüsel
elaborata da Davide Milo
Giornalista

ZURIGO - Il personale infermieristico è tra i settori professionali più colpiti dalla pandemia. Oltre ad avere a che fare quotidianamente con il virus, è gravato anche da un pesante carico di lavoro.

«Gli infermieri sono stanchi», sottolinea Yvonne Ribi, direttrice dell'Associazione svizzera infermiere e infermieri (ASI). «Da un anno e mezzo siamo in prima linea», aggiunge. Ribi teme che il protrarsi dell'emergenza sanitaria possa portare alla fuga degli infermieri. «Ci sono sempre più indizi che portano a credere che si andrà in questa direzione».

Uno esempio è quello di J.S.*, infermiera presso un ospedale di Zurigo, impiegata in un reparto in cui vengono curati numerosi pazienti affetti da coronavirus. Poche settimane fa - nel bel mezzo della quarta ondata - si è dimessa. «Sono completamente esaurita», racconta la 31enne.

Anche i giovani se ne vanno - Durante la pandemia, d'altra parte, è stata dura: «Oltre al carico di lavoro notevolmente aumentato, la pressione psicologica è stata enorme», spiega. Lo stato di salute dei pazienti Covid poteva peggiorare molto rapidamente e ciò richiedeva impegno e attenzione.

La quarta ondata, inoltre, è arrivata in un momento in cui il personale infermieristico era già stato spremuto e ancora faticava a riprendersi: «La maggior parte di noi è stufa e vuole solo che tutto ciò abbia una fine». Secondo la 31enne son molti i colleghi che hanno gettato la spugna: «Anche i giovani stanno voltando le spalle al lavoro».

«Rinuncio al lavoro che amo» - S. ha tentato di resistere fino alla fine. «È stato molto difficile ammettere che non ce la facevo più». Lavorare nel settore dell'assistenza sanitaria era un sogno che coltivava sin da bambina: «È il mio lavoro del mio cuore, ma ci rinuncio a causa del Covid». Già prima della pandemia, precisa, in molti erano allo stremo: «Il coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

Formazione e stipendi - Ribi conferma la situazione critica: «Abbandonano per esaurimento emotivo. La pressione e lo stress sono altissimi». Per questo ritiene che serva una formazione ad hoc e, contemporaneamente, degli adeguamenti salariali. «Occorrono una migliore retribuzione e più personale. Altrimenti, a un certo punto, la qualità delle cure non potrà più essere garantita».

* Nome noto alla redazione

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