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SVIZZERA
24.08.21 - 19:350
Aggiornamento : 21:35

Certificato Covid-19, i Cantoni chiedono «uniformità» al Consiglio federale

Il peggioramento della situazione epidemiologica ha convinto alcuni Cantoni a rivedere l'applicazione del certificato.

Diversi di loro vorrebbero che sia introdotto un obbligo in settori specifici, come quello della ristorazione. Jordi: «È una misura che va introdotta a livello nazionale. Le restrizioni cantonali non si sono infatti rivelate efficaci lo scorso autunno».

Fonte 20 Minuten / Claudia Blumer, Bettina Zanni
elaborata da Adriano De Neri
Giornalista

BERNA - Gli ospedali stanno ricominciando a riempirsi e il tasso d'infezione rimane molto alto. Dopo il picco di 3'291 contagi registrato lo scorso mercoledì, il numero di contagi si è successivamente attestato a un livello un pochettino più basso, ma la situazione resta comunque tesa.

Si muovono i Cantoni - Per questo motivo diversi Cantoni chiedono al Consiglio federale di muoversi in anticipo (rispetto alla data fissata al primo settembre, ndr), ampliando l'obbligo di certificato anche ad altri settori come quello della ristorazione. «Sarebbe una buona cosa se questa settimana il Governo includesse nella consultazione un'estensione dell'obbligo di certificato», afferma Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità Lukas Engelberger. Secondo il medico cantonale di Basilea Città, è infatti in atto una dinamica che sta portando sempre più gente (soprattutto non vaccinata) in ospedale. «E questo è un problema che introducendo il requisito di certificato in certe occasioni si potrebbe attenuare».

«Ci vuole coordinazione» - La cosa importante, secondo il segretario generale della Conferenza dei direttori cantonali della sanità Michael Jordi, è che Confederazione e Cantoni si coordino tra loro. «Lo scorso autunno - ricorda - le misure a "macchia di leopardo" non si erano rivelate efficaci. Questo aveva provocato movimenti intra-cantonali. Le misure regionali hanno infatti un senso - continua l'esperto - solo se il tasso d'infezione è molto diverso da cantone a cantone». Al momento però i dati dicono che non è così.

Regole uniformi - Diversi cantoni, visto anche l'aumento dei ricoveri dovuto al rientro dalle vacanze, stanno valutando l'introduzione dell'obbligo di certificato in alcuni ambiti specifici. E vogliono che la Confederazione faccia la sua parte. A Basilea Città si sta elaborando una strategia per rendere obbligatorio il certificato agli eventi, in alcuni settori d'attività specifici e nelle aziende. «Non abbiamo ancora preso decisioni», specifica Engelberger, che apprezzerebbe un intervento di Berna. Anche ad Argovia c'è preoccupazione, soprattutto nel caso in cui la situazione epidemiologica continuerà a seguire questo trend. «Vorremmo che la Confederazione adotti regole uniformi per il certificato», precisa il direttore della sanità Jean-Pierre Gallati (UDC), ricordando che un obbligo sarebbe comunque una misura «molto più mite» rispetto a eventuali chiusure e a un divieto degli eventi. Anche a San Gallo si spinge a un'estensione del certificato per entrare in luoghi pubblici quali bar, ristoranti, ospedali e case di cure (oltre che per gli eventi) e questo per «evitare un sovraccarico del settore sanitario». Anche Zugo incoraggia Berna a «reagire molto rapidamente», introducendo una misura a livello federale. 

Ristorazione preoccupata - Nel settore della ristorazione, già pesantemente colpito in passato dai lockdown, aleggia una certa preoccupazione per queste richieste. «Non esiste che queste nuove misure vadano a colpire sempre il nostro settore», si lamenta Rüdi Stöckli, presidente di Gastro Zentralschweiz. «Non vogliamo una società a due velocità. Vogliamo poter accogliere sia i vaccinati sia i non vaccinati. Abbiamo bisogno di tutti».

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