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AFP
SVIZZERA/AFGHANISTAN
16.08.21 - 16:360

Tutti i dipendenti svizzeri del DFAE hanno lasciato Kabul

I 38 collaboratori locali non hanno invece ancora avuto modo di lasciare il Paese.

L'obiettivo, informa il DFAE, è di accogliere queste persone in Svizzera, insieme ai loro famigliari, per mezzo di visti umanitari.

BERNA/KABUL - Attualmente tutti i collaboratori elvetici del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) hanno lasciato Kabul: dopo la partenza di tre membri della rappresentanza svizzera, avvenuta lo scorso venerdì, questa mattina gli altri tre sono stati evacuati a bordo di un aereo statunitense.

Sulla via di casa - I tre sono atterrati a Doha, in Qatar, insieme a 40 dipendenti dell'ambasciata tedesca e raggiungeranno la Svizzera «il più presto possibile», indica oggi un comunicato del DFAE, aggiungendo inoltre che la Confederazione è «preoccupata per la grave situazione della sicurezza in Afghanistan».

«Circostanze difficili» -Venerdì, la segretaria di Stato Livia Leu aveva dichiarato ai media che sei dipendenti del dipartimento in Afghanistan di nazionalità elvetica erano stati richiamati in Svizzera per motivi di sicurezza. A causa del deterioramento della situazione nella capitale afghana, il DFAE aveva annunciato ieri che la Confederazione aveva temporaneamente chiuso il suo ufficio di cooperazione a Kabul. «Con l'aiuto dei nostri partner siamo riusciti a far uscire dal paese i nostri tre collaboratori dell'ufficio della DSC - Direzione dello sviluppo e della cooperazione - a Kabul. Arriveranno in Svizzera. Stiamo lavorando attivamente, in circostanze difficili, per evacuare il personale locale», ha scritto questa mattina su Twitter il ministro degli esteri Ignazio Cassis.

Dal 2002, Berna dispone di un ufficio di cooperazione per l'attuazione dei programmi della DSC. Le relazioni politiche con Kabul sono invece mantenute tramite l'ambasciata svizzera di Islamabad, in Pakistan. Essa è ora in contatto con i cittadini svizzeri che si trovano in Afghanistan: stando al DFAE, sono 26 quelli registrati presso tale ambasciata.

38 collaboratori ancora in Afghanistan - Nel frattempo, 38 collaboratori locali dell'ufficio di cooperazione a Kabul non hanno ancora potuto lasciare il Paese. Il DFAE, in collaborazione con il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), sta «lavorando intensamente a soluzioni per il personale locale e i suoi familiari più stretti». «Tuttavia, la situazione attuale a Kabul, in particolare all'aeroporto della capitale afghana, rende difficile per il personale locale lasciare il Paese. Il DFAE è in costante contatto con i suoi collaboratori sul terreno», spiegano nella nota i servizi di Ignazio Cassis.

I visti - L'obiettivo è di accogliere in Svizzera - tramite visti umanitari - questi collaboratori insieme ai loro famigliari, per un totale di circa 230 persone. In una prima fase, viene spiegato, verranno assegnate e assistite nei vari centri federali d'asilo.

Collaboratori locali in pericolo - «Non sarebbe giusto rimpatriare solo i cittadini svizzeri. Dobbiamo fornire sicurezza anche al personale locale, così come stanno facendo gli Stati Uniti e la Germania», aveva spiegato venerdì scorso la segretaria di Stato Leu, precisando che si trattava di misure legate alla sicurezza e che le persone interessate avrebbero potuto approfittare del programma di reinsediamento per motivi umanitari. «Poiché lavorano per la Svizzera, c'è il pericolo che siano visti come collaboratori dell'Occidente ostile e siano perseguitati», aveva aggiunto Mario Gattiker, direttore della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM).

Ferma condanna - «La Svizzera condanna le presunte violazioni del diritto internazionale, compresi i presunti crimini di diritto internazionale, ed esorta tutti gli attori coinvolti a rispettare il diritto internazionale umanitario e dei diritti umani», scrive ancora il DFAE, precisando che devono essere garantiti in particolare i diritti delle minoranze, delle donne e delle ragazze.

Oltre a ciò, i cittadini afghani e stranieri che desiderano lasciare il Paese devono poterlo fare liberamente e senza ostacoli, chiede il DFAE. Strade, aeroporti e valichi di frontiera devono pertanto rimanere aperti a questo scopo. In particolare, una partenza sicura e non discriminatoria deve essere possibile anche dall'aeroporto di Kabul.

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