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SVIZZERA
30.06.21 - 13:340

«Le scuole saranno i prossimi focolai»

Per gli esperti, il predominio della variante Delta in Svizzera è solo questione di tempo. La soluzione: vaccinare

In Israele e Gran Bretagna è già una realtà: secondo l'infettivologo Urs Karrer, i giovanissimi saranno i nuovi portatori dell'epidemia anche alle nostre latitudini, al rientro dalle vacanze estive

ZURIGO - In Israele è stato reintrodotto l'obbligo di mascherina al chiuso. Il governo ha lanciato un appello urgente per la vaccinazione degli adolescenti a partire dai 12 anni. In Gran Bretagna il quadro è simile: il virus sta dilagando fra i giovanissimi. Il numero di bambini infetti di 5-9 anni è aumentato del 70% nella settimana del 20 giugno, scrive il Sunday Times. 

In Svizzera potrebbe ripetersi uno scenario simile. Il Consiglio federale lo ha previsto nel modello di riapertura in tre fasi, scrive oggi il Tages Anzeiger. Anche prima della comparsa della variante Delta, il governo aveva messo in conto che le scuole possano «rimanere dei futuri focolai di infezione». Perché i bambini non verranno vaccinati, o solo in minima parte, per molto tempo.

«La domanda non è se la variante Delta diventerà dominante, ma solo quando» ha dichiarato una settimana fa l'epidemiologo Marcel Salathé. Urs Karrer, infettivologo, primario del Kantonsspital di Winterthur e vicepresidente della task force nazionale Corona, è ancora più preciso: la variante Delta potrebbe essere diventare maggioritaria in Svizzera entro quattro o cinque settimane. «Dopo le vacanze estive - ha dichiarato l'esperto - potrebbero sorgere nuovi hotspot nelle scuole». 

Il problema è che, secondo gli studi, la variante Delta, apparsa per la prima volta in India, è due volte più contagiosa della variante Alpha, la "inglese", che si era diffusa dalla Gran Bretagna ed è ancora oggi dominante in Svizzera. La variante "indiana" infetta i non vaccinati «da dieci a venti volte più spesso dei vaccinati» spiega Karrer.

Per l'esperto la soluzione è solo una: vaccinare, vaccinare, vaccinare. «Con il basso numero di casi al momento, abbiamo un piccolo vantaggio di cui dovremmo approfittare» ha dichiarato l'infettivologo al quotidiano zurighese. A complicare le cose, il fatto che tra la prima vaccinazione e la migliore protezione passano sei settimane: tempo a favore del virus, che può diffondersi anche tra chi ha ricevuto una sola dose.

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