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SVIZZERA
20.06.21 - 16:510
Aggiornamento : 20:27

Nel part-time la discriminazione è maschile

Stando a un'indagine del KOF, gli uomini sono maggiormente penalizzati quando vogliono ridurre la percentuale lavorativa

Chi desidera lavorare al 90% ha il 17% di possibilità in meno di trovare un impiego rispetto a chi preferisce un lavoro a tempo pieno. Nelle donne la riduzione è solo del 2%

ZURIGO - Negli impieghi a tempo parziale, gli uomini sono decisamente più svantaggiati rispetto alle donne. È questa la conclusione di uno studio effettuato dal KOF, il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo, anticipato dalla NZZ am Sonntag.

Nonostante oggigiorno i ruoli fra i due sessi non siano più definiti come un tempo - con gli uomini che lavorano e le donne che accudiscono i figli - le differenze restano infatti notevoli: mentre sei donne su dieci lavorano part-time, questa proporzione scende a due su dieci per quanto riguarda gli uomini. La differenza fra i genitori è ancora più evidente: il 78% delle madri lavoratrici lavora a tempo parziale, i padri che lavorano part-time sono invece solamente il 12%, evidenzia il domenicale.

Differenze che secondo lo studio del KOF sono dovute non solo alla volontà di uomini e donne, ma anche agli svantaggi che sarebbero significativamente maggiori per i maschi, i quali hanno meno incentivi per ridurre il loro carico di lavoro. «C'è una grande differenza se uomini o donne vogliono lavorare di meno», afferma l'economista Daniel Kopp, sottolineando come gli stereotipi di genere siano ancora profondamente ancorati nel mercato del lavoro.

Per il ricercatore del KOF, infatti, se una donna lavora a tempo parziale lo fa perché desidera dedicare più tempo al proprio nucleo familiare. Nel caso di un uomo, invece, si presume semplicemente che voglia essere meno coinvolto nella sua carriera professionale. Senza alcun riferimento alla sfera familiare. Una differenza forse sottile, ma determinante. 

Ecco perché un uomo che desidera lavorare al 90% ha il 17% di possibilità in meno di trovare un impiego rispetto a chi preferisce un lavoro a tempo pieno. Mentre nelle donne la riduzione è solo del 2%.

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