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15.02.21 - 10:570

Alla sbarra per crimini di guerra

Al Tribunale penale di Bellinzona riprende il processo a un ex combattente liberiano residente nel canton Vaud.

L'uomo, arrestato nel 2014, ritiene di essere stato «rapito e sequestrato dalla Svizzera» e si professa innocente. È imputato per l'omicidio di 18 civili e due soldati disarmati.

BELLINZONA - Riprende oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a un liberiano accusato di crimini di guerra commessi durante il primo conflitto civile negli anni '90. Nelle prossime tre settimane saranno ascoltare diverse vittime venute dalla Liberia; seguiranno requisitoria e arringhe.

Alieu Kosiah, che compirà 46 anni all'inizio di marzo, comandava un gruppo di combattenti del Movimento di liberazione unito della Liberia per la democrazia (ULIMO), che raggruppava l'etnia mandingo. È accusato di aver violato le leggi di guerra per atti commessi tra il 1993 e il 1995, durante la prima guerra civile della Liberia (1989-1997).

La Procura della Confederazione (MPC) gli imputa l'omicidio di 18 civili e di due soldati disarmati - commessi da lui stesso o dai suoi uomini - nonché lo stupro di una giovane donna e atti di tortura e antropofagia. L'accusato è presunto innocente.

La Corte penale ha deciso di scindere il processo e di ascoltare i sette querelanti in questa seconda parte. In precedenza aveva stabilito che vittime e testimoni non potevano essere convocati lo scorso dicembre a causa della situazione sanitaria. Gli interrogatori a distanza erano stati previsti ma non hanno potuto essere organizzati.

Nel corso della prima udienza, in dicembre, Alieu Kosiah ha negato gli atti che gli vengono imputati, parlando di accuse infondate o attribuendoli ad altre fazioni. Ha cercato di descriversi come un esecutore, un semplice anello della catena di comando, affermando di non essere stato membro dei quadri della milizia.

D'altro canto, ha difeso l'azione dell'ULIMO (United Liberation Movement of Liberia for Democracy) creato dall'etnia mandingo, che era vittima di massacri.

Alieu Kosiah è arrivato in Svizzera nel 1998, dopo l'elezione di Charles Taylor a presidente della Liberia. Si era rifatto una vita nel cantone di Vaud, dove è stato arrestato nel novembre 2014 in seguito alla sua identificazione da parte dell'associazione Dignitas Maxima.

L'ex combattente ritiene di essere stato «rapito e poi sequestrato dalla Svizzera» e contesta la legittimità del procedimento contro di lui: «È facile giudicare 20 anni dopo. I mandingo sono stati uccisi in Liberia e Sierra Leone. La Svizzera non è venuta in nostro soccorso allora», ha detto in dicembre.

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