La Svizzera e il terrorismo: «Dobbiamo aspettarci che ci saranno più attacchi»
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Quanto avvenuto a Lugano conferma che la Svizzera ha un problema di terrorismo, spiega l'esperto Jean-Marc Rouiller.
SVIZZERA
24.12.20 - 07:000
Aggiornamento : 11:44

La Svizzera e il terrorismo: «Dobbiamo aspettarci che ci saranno più attacchi»

Non c'è solo il radicalismo islamico da tenere d'occhio, avverte l'esperto Jean-Marc Rouiller.

Gli estremisti di destra diventano sempre più determinati e violenti.

GINEVRA - La Svizzera ha un problema di terrorismo. Lo sostiene Jean-Marc Rouiller, a capo del gruppo di analisi legate al terrorismo del Geneva Centro for Security Policy di Ginevra.

I recenti fatti di Morges e di Lugano non hanno fatto che confermare questo dato di fatto, ha dichiarato Rouiller alla Neue Zürcher Zeitung. Un problema che «si manifesta magari in modo meno spettacolare» rispetto ad altri Paesi, «ma che è profondo e permanente». L'esperto avverte: «Dobbiamo aspettarci che ci saranno più attacchi da parte di singoli autori che sono ispirati dall'ideologia dello Stato Islamico».

Come riferito già dalle autorità elvetiche, i profili degli attentatori di Morges e Lugano «sono molto simili» (contatti e collegamenti diretti e ideologici con persone che hanno combattuto in Medio Oriente) anche se non c'è stato un mandato diretto dell'Isis a spingerli a entrare in azione. Rouiller precisa all'intervistatrice Natalie Wenger: «Sarebbe sbagliato e pericoloso concludere da questa mancanza d'interesse che la Svizzera non importa all'Isis o ad Al Qaida, o concludere che da noi non ci siano rischi terroristici».

La pandemia e il conseguente isolamento sociale, a suo dire, stanno facendo il gioco delle organizzazioni terroristiche. «Molte persone sono diventate più vulnerabili alle loro promesse. «I terroristi forniscono risposte semplici a domande complesse assegnando chiaramente la colpa. Dallo scoppio della crisi ci sono sicuramente più persone disposte ad accettare risposte alternative». Tuttavia, si tratta quasi esclusivamente di soggetti che erano già isolati in epoca pre-Covid, aggiunge Rouiller.

Il pericolo non arriva solo dal radicalismo islamico, ma anche dall'estremismo di destra. La crescita di questi gruppi in Europa e negli Stati Uniti è sotto gli occhi di tutti. «Usano abilmente teorie del complotto e disinformazione per fomentare l'odio e contribuire all'ulteriore polarizzazione della società». Si osserva poi una nuova tendenza: prima il terrorista di destra era un "lupo solitario" che si preparava ed entrava in azione autonomamente, ora si va «chiaramente verso una maggiore violenza e verso un'organizzazione più forte». Non c'è più timore nel mostrarsi agli occhi dell'opinione pubblica: «Gli estremisti di destra compaiono sempre più in grandi gruppi e issano pubblicamente la bandiera nazista. La loro propaganda è stata diffusa in modo molto più mirato negli ultimi mesi». 

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